• Giulio Gallera

SANITA’: LA NOSTRA RIFORMA, UN MODELLO PER IL PAESE




IL MIO INTERVENTO IN CONSIGLIO REGIONALE


Dopo aver riflettuto a lungo, ho ritenuto opportuno e doveroso intervenire, domenica scorsa, in Consiglio regionale nell’ambito del dibattito sulla sanità che da 18 giorni si sta svolgendo in quest’Aula.

Nei 4 anni e mezzo trascorsi da Assessore al Welfare ho vissuto direttamente le dinamiche del sistema sanitario lombardo, a stretto contatto con i professionisti che lo animano ogni giorno. Così come ho vissuto sulla plancia di comando la lotta alle prime ondate del Covid-19 che, nel febbraio dello scorso anno, aveva colto alle spalle il mondo occidentale.

Il Covid ha messo in risalto che il “RE E’ NUDO”, evidenziando al “grande pubblico” tutti i problemi del Servizio Sanitario Nazionale che si trascinano da tempo.

Problemi drammatici, legati alle liste d’attesa, allo scarso numero dei medici di famiglia e degli ospedalieri. Problemi che c’erano ieri e ci sono oggi causati in particolar modo da:

- IL DEFINANZIAMENTO DEL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE

Secondo l’Osservatorio GIMBE, dal 2010 al 2019 sono stati sottratti 37 miliardi al servizio sanitario nazionale rispetto ai livelli previsti dagli strumenti di programmazione. E anche nei confronti con gli altri Paesi Europei, l’Italia ha una spesa pro capite dimezzata rispetto ad altre realtà come la Germania (2413 euro a persona contro gli oltre 5100 tedeschi).

- LA CARENZA DI MEDICI E INFERMIERI

Dal 2004 non si è potuto assumere il numero necessario di medici e infermieri a causa rigidissimi tetti sulla spesa per il personale e alla forte esiguità delle Borse di studio finanziate.

Oggi, grazie al PNRR e ad un modificato atteggiamento nei confronti della sanità a livello nazionale, abbiamo a disposizione più risorse per assunzioni e borse di studio. Tutto questo è fondamentale ma non ancora sufficiente per garantire una qualità delle cure adeguata a tutti gli italiani.

C’è bisogno di portare a livello nazionale il modello che abbiamo introdotto in Lombardia con la Legge 23 del 2015 e che io ho iniziato ad attuare in qualità di Assessore al Welfare. Un modello che prevede LA PRESA IN CARICO DEL PAZIENTE CRONICO, il passaggio dalla CURA al PRENDERSI CURA e che anche AGENAS ha ritenuto “efficiente” perché ha portato ad una minore ospedalizzazione, alla diminuzione degli accessi al Pronto Soccorso e ad un minor utilizzo di viste ed esami in modo improprio.

Questa è la strada che dobbiamo percorrere.

Il Progetto di Legge che stiamo discutendo oggi CONFERMA che la Legge 23 del 2015 era ed è un provvedimento visionario, strategico e coraggioso che necessita di piccoli correttivi rispetto ad un architrave che funziona.

La Lombardia ancora una volta ha tracciato il percorso. Ora tocca a tutte le forze politiche responsabili farlo proprio.