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discorsi
12 MAGGIO 2008: INTERVENTO SULLE CIVICHE SCUOLE SERALIIl consigliere Gallera così interviene:
“Grazie, Presidente. Oltre che consigliare alla mia cara amica senatrice Adamo magari la realizzazione di una Giunta ombra, che mi sembra un buon strumento per poter controllare i nostri Assessori e poi, insomma, un esempio aulico rispetto a quello che sta facendo… A parte questa battuta…”.
(Intervento fuori microfono del consigliere Adamo)
Il Presidente Palmeri così interviene:
“Consigliere Adamo, per favore”.
Il consigliere Gallera così interviene:
Il consigliere Gallera così interviene:
“Grazie, Presidente. Oltre che consigliare alla mia cara amica senatrice Adamo magari la realizzazione di una Giunta ombra, che mi sembra un buon strumento per poter controllare i nostri Assessori e poi, insomma, un esempio aulico rispetto a quello che sta facendo… A parte questa battuta…”.
(Intervento fuori microfono del consigliere Adamo)
Il Presidente Palmeri così interviene:
“Consigliere Adamo, per favore”.
Il consigliere Gallera così interviene: “…io volevo affrontare invece un altro tema, che in qualche modo sta coinvolgendo molti Consiglieri in modo trasversale, e questo mi dà un… lo ritengo estremamente positivo, cioè il tema dei civici licei serali e di comunicazioni che sono arrivate da parte dell’Assessorato, che prescrive tassativamente la chiusura delle domande di iscrizione per le prime classi al 31 maggio. Mi sembra un grave errore quello che si sta compiendo da parte dell’Assessorato all’Educazione; i civici licei serali sono l’unico esempio a Milano di scuole serali, di licei serali, cioè lo Stato non offre questa opportunità di svolgere, per i lavoratori, alla sera, dei corsi di scuola superiore con orientamento o liceo linguistico, o liceo scientifico, o liceo socio-psico-pedagogico. Il fatto che il Comune da anni svolga questo servizio con enorme successo, perché non solo le quinte e le quarte classi sono molto partecipate, ma comunque si è sempre riusciti a garantire una presenza anche nella creazione di classi prime, è la dimostrazione che il servizio è un servizio non solo di qualità, per chi ha avuto la possibilità di conoscere i docenti e di toccare con mano le modalità con cui affrontano il lavoro, ma è un’opportunità importante per una città come Milano, che è fondata sul lavoro, ma che vede alcuni lavoratori avere la possibilità, pur lavorando, di avere una crescita professionale, culturale e personale.
Mi sembra un grave errore chiudere il 31 maggio le iscrizioni, ho sottoscritto l’Ordine del Giorno presentato dai consiglieri Brandirali e Rizzati e ritengo che si debba continuare con un’interlocuzione con il Ministero perché consenta la deroga alle iscrizioni, e cioè preveda la possibilità che le iscrizioni si chiudano a settembre, perché sono scuole frequentate da persone che vengono bocciate e che quindi alla fine ritengono, come strada di vita, di scegliere quella di lavorare e di continuare a studiare di sera. Inoltre, che ci sia una deroga che possa prevedere il mantenimento di queste classi miste, com’è stato finora nelle prime classi, e cioè le prime e le seconde, che sono chiaramente quelle meno frequentate, e che invece poi vede in terza, in quarta e in quinta, com’è logico che sia, una partecipazione molto più rilevante, perché i ragazzi vengono molte volte bocciati in terza e in quarta e, pur iniziando a lavorare, vogliono concludere i cicli di studio.
In una società come la nostra, in cui la cultura deve essere uno degli elementi su cui si basa il merito, la crescita professionale e personale di una persona, il Comune di Milano, che ha una grande tradizione nelle scuole civiche, ed anche in questo, che è un servizio sociale per eccellenza, ritengo abbia il dovere di mantenerlo. Se dobbiamo fare dei recuperi e dei risparmi altre sono le direzioni, ci dobbiamo chiedere perché vi sono corsi serali di altro livello, di attività molto più complementari e sussidiarie, ludiche, che sono comunque importanti, ma che se abbiamo la necessità di stringere la cinghia possono in qualche modo essere ridimensionate o sacrificate. Ma sulla cultura primaria, cioè su livelli come quelli dei licei mi sembrerebbe un gravissimo errore.
So che gli insegnanti ed il corpo docente non ha avuto la possibilità di un colloquio proficuo con la struttura; è assolutamente disponibile ad interloquire, a trovare anche formule di riduzione dei costi, di risparmi che però preservino il servizio. Io quindi chiedo anche all’Assessore di incontrare al più presto gli insegnanti, magari di avere un’interlocuzione (cosa che non è finora riuscita) con la Commissione Educazione, affinché si trovi una soluzione alle difficoltà che vivono queste scuole nell’assoluto imperativo di mantenere questo servizio, che è unico, che è un fiore all’occhiello di Milano, ma soprattutto che è un servizio sociale che la nostra città svolge e che deve continuare a svolgere”.
 2 APRILE 2008. INTERVENTO SULLA VITTORIA DELL'EXPOIl consigliere Gallera così interviene: “Grazie, Presidente. Ascoltare i grandi apprezzamenti che abbiamo avuto in questi giorni a Parigi, e nei molti chilometri percorsi da tutti, soprattutto da lei, ci ha riempito molto di orgoglio. Vedere come il Comitato del BIE ha parlato di Milano, come i nostri testimonial, come tutti i Paesi che concorrevano, che partecipavano a questa importante manifestazione dipingevano la nostra città ci ha molto riempito di orgoglio.Il consigliere Gallera così interviene: “Grazie, Presidente. Ascoltare i grandi apprezzamenti che abbiamo avuto in questi giorni a Parigi, e nei molti chilometri percorsi da tutti, soprattutto da lei, ci ha riempito molto di orgoglio. Vedere come il Comitato del BIE ha parlato di Milano, come i nostri testimonial, come tutti i Paesi che concorrevano, che partecipavano a questa importante manifestazione dipingevano la nostra città ci ha molto riempito di orgoglio. Vedere che tutti i giornali ed i telegiornali del mondo hanno aperto, martedì, con il nome di ‘Milano’ accanto ad un evento importante e positivo, mi ha e ci ha riempito fortemente di orgoglio. Questo sicuramente è anche merito del gioco di squadra, l’abbiamo detto tutti, lo ripeto, abbiamo sentito vicino il Ministero degli Esteri con gli Ambasciatori, anche nell’ultimo lavoro, nelle ultime ore, abbiamo sentito vicino il Ministro del Commercio Estero, la Regione Lombardia, la Provincia, un sistema Italia che è riuscito ad esportare il meglio ed anche a far emergere il meglio, che gli altri Paesi riescono a vedere meglio di quello che riusciamo a fare noi, perché poi l’immagine della nostra città e del nostro Paese è molto migliore all’estero di quella che abbiamo noi. Questo è sicuramente vero, importante, lo sottolineo, lo sottolineo con piacere, più volte in quest’aula abbiamo detto che bisogna superare visioni contrapposte della politica, questa ne è stata un grande esempio.
Ma sicuramente questa Expo ha un grande vincitore, e il vincitore è lei, signor Sindaco, lei ha creduto fortemente in questa Expo, ha avuto entusiasmo, caparbietà, determinazione di coinvolgere gli altri soggetti istituzionali, che senza il motore di Milano e senza il suo motore non avrebbero sicuramente prodotto questo. Ci sono stati momenti difficili anche a livello nazionale, le crisi di Governo, indipendentemente dalla capacità e dalla volontà dei singoli, e ha sopperito il Sindaco di Milano, che ha motivato la città, che ha motivato le altre organizzazioni istituzionali. Quindi questa è la vittoria del Sindaco Moratti e sicuramente della sua Amministrazione, ma in primo luogo del Sindaco Moratti. Noi glielo riconosciamo con grande orgoglio e con grande felicità.
Accanto a questo, da parte di Forza Italia, del Centrodestra, c’è anche un’altra grande soddisfazione, la consapevolezza che il 31 marzo si è chiuso un percorso, in maniera molto positiva, in cui noi nel 1997, quando abbiamo iniziato a governare questa città, abbiamo preso una città che era ripiegata su se stessa, l’abbiamo detto, dal punto di vista morale, sociale, amministrativo, molto provinciale, abbiamo dovuto rimetterla insieme in questi anni, abbiamo fatto un duro lavoro, tutti hanno lavorato molto, il Centrodestra era alla sua prima grande esperienza amministrativa. Abbiamo riqualificato 8 milioni di metri quadri di aree dismesse, abbiamo raddoppiato il verde, abbiamo lavorato sull’arredo urbano, sul decoro.
Due anni fa abbiamo ritenuto che fosse arrivato il momento di accrescere e consolidare il ruolo internazionale della nostra città. La macchina era ripartita, ma bisognava fare un salto di qualità; bisognava riportarla nel club delle grandi città europee ed internazionali. Milano meritava di essere sempre considerata una delle città più importanti, ed avevamo bisogno di qualcuno che ci aiutasse a fare questo salto.
Abbiamo deciso di scommettere e di scegliere Letizia Moratti come la persona giusta, perché aveva il phisique du rôle, le capacità, le qualità per aiutare tutti noi e l’Amministrazione che avevamo fatto, a fare questo salto. Lei ha accettato questa sfida ed ha vinto ed ha ottenuto questo brillante risultato, tenendo la città sociale, politica accanto a sé, riuscendo a fare un gioco di squadra importante e ridando a Milano quel ruolo internazionale che sicuramente meritava. Ed io penso, alla fine, essendo arrivato già nel ’97 a svolgere questa esperienza, che mi sono sentito veramente di dire: qualcosa per la nostra città l’abbiamo fatta, siamo riusciti a portare ad un certo livello la nostra città. E questo è estremamente gratificante.
Oggi si apre sicuramente un’altra fase, una fase ancora più importante. Questo senso di responsabilità di cui lei parla noi lo vogliamo condividere nelle scelte, fino in fondo, con lei, mettendo a disposizione tutta questa capacità di buon governo che il Centrodestra ha dimostrato, questa capacità, quell’entusiasmo, la passione, la capacità anche di pensare ai piccoli problemi, perché non dovremmo mai dimenticarci dei piccoli problemi, ma di rispondere, in questo momento, in questi anni alle grandi aspettative che non arriveranno solo dai milanesi, ed abbiamo dimostrato di essere in grado di soddisfare e di intercettarli in maniera positiva, ma anche di tutti i Paesi del mondo, perché è vero che nei nostri confronti, per come abbiamo immaginato l’Expo, si aprono grandi aspettative.
La solidarietà, l’aiuto agli altri dovranno essere il leit-motiv all’estero e nel nostro Paese per vincere questa grande ed importante azione, che non sarà l’Esposizione Internazionale ma l’Esposizione Internazionale, sarà la conclusione di un grande percorso.
Noi ci siamo, accettiamo questa sfida, siamo ancora più forti e più maturi del 1997. Oggi siamo sicuri, accanto a lei, di riuscire a dimostrare non solo a Milano, ai milanesi, all’Italia, ma all’intero mondo che Milano è una grande città ed ha grandi capacità al suo interno”. 3 MARZO 2008: art. 21 - PROBLEMATICHE DEL QUARTIERE GRATOSOGLIOIl consigliere Gallera così interviene:
“Rubo trenta secondi sulla relazione, ossia su quanto ci ha detto Granelli. Ciò ci conforta per il fatto che era inutile fare una Commissione Antimafia su atti, che sappiamo pubblici, che oggi ci ha letto, per quanto di grave è contenuto in questa relazione. Quindi non era quello lo strumento. Io però penso che su questo tema sia necessario fare degli approfondimenti, potrebbe essere anche un convegno del Consiglio Comunale sul tema generale della presenza mafiosa o della ‘ndrangheta. Nel particolare, l’impegno dove c’è lo Stato, dove ci sono gli Enti locali, dove c’è il Governo del territorio è più difficile che si annidino certe presenze. Quella è la direzione.Il consigliere Gallera così interviene:
“Rubo trenta secondi sulla relazione, ossia su quanto ci ha detto Granelli. Ciò ci conforta per il fatto che era inutile fare una Commissione Antimafia su atti, che sappiamo pubblici, che oggi ci ha letto, per quanto di grave è contenuto in questa relazione. Quindi non era quello lo strumento. Io però penso che su questo tema sia necessario fare degli approfondimenti, potrebbe essere anche un convegno del Consiglio Comunale sul tema generale della presenza mafiosa o della ‘ndrangheta. Nel particolare, l’impegno dove c’è lo Stato, dove ci sono gli Enti locali, dove c’è il Governo del territorio è più difficile che si annidino certe presenze. Quella è la direzione.
Brevemente tre argomenti. Il primo è: siamo in piena campagna elettorale, nonostante le liste non siano state ancora depositate. Ormai è un clima a cui dobbiamo abituarci, ne prendiamo atto. Devo dire che ho trovato assolutamente sproporzionati ed esagerati gli interventi compiuti dai colleghi in quest’Aula, per denunciare un fatto gravissimo, che va stigmatizzato, che va condannato, come quello di un’azione di mobbing compiuta nei confronti di una dipendente di una catena di grande distribuzione di Milano. Consentitemi, addirittura rasenta un pochino il ridicolo… Cioè chiedere un intervento oggi al Comune quando fortunatamente non io, ma il consigliere Santarelli, che fa l’Avvocato, ha detto che tutti i giorni al Tribunale del Lavoro ci sono almeno una decina di casi di questo tipo. Abbiamo dei sindacalisti, io non ho mai sentito nessuno di voi alzarsi e levare la voce, mai, in due anni, contro una donna che ha subito mobbing, in due anni. Che lo si faccia oggi, nei confronti di una persona che è Presidente di una catena che non so quante migliaia di persone, imputando a lui, perché ha scritto un libro, l’essere il carnefice di una donna che è stata vergognosamente oggetto di un’azione di mobbing, io lo trovo… Per carità, siamo in campagna elettorale, ma che almeno ci sia il prendere atto a volte anche delle dimensioni delle proprie azioni.
Ma penso che se questi sono i temi su cui si pensa di vincere la campagna elettorale, speriamo che tante volte possiate fare interventi vibranti in quest’Aula di questo tipo. Dopodiché tutta la mia solidarietà a questa donna, spero che non si realizzino più, vorrei la stessa solerzia anche su azioni che avvengono purtroppo anche in società comunali, di cui il Comune è socio di maggioranza o socio totale, di mobbing o qualcosa del genere. Ed invece non vi ho visto attenti su questi temi.
Sono rimasto sorpreso del fatto che qualcuno, cioè il consigliere Rizzo, ritiene che gli si vogliano negare i suoi diritti. Giammai e guai negare i diritti a nessuno. Consigliere Rizzo, lei faccia valere i suoi diritti, i suoi diritti sono di chiedere, siccome viviamo fortunatamente in una democrazia, la maggioranza nella democrazia è fondamentale, poi i diritti individuali sono intoccabili, se le audizioni rientrano nei diritti individuali lei avrà tutte le audizioni, se rientrano nei diritti della Maggioranza o di una Minoranza qualificata richiederli ed ottenerli, quelle sono le strade.
Io non ho mai creduto nella politica che si sostituisce alla Magistratura nel fare le inchieste, io sono totalmente contrario a fare audizioni, che non siano di politici, gliel’ho già detto mi sembra in Commissione, glielo ribadisco qua, perché chi deve rispondere nei nostri confronti è l’Assessore, non il dirigente o non i dirigenti, né tanto meno per domande che hanno più una venatura d’azione giudiziaria; però i suoi diritti nessuno li vuole negare, stia sereno e stia tranquillo.
Un altro argomento - vedo che è presente il Presidente della Commissione Servizi Sociali, c’era l’Assessore – che volevo trattare era Gratosoglio. Gratosoglio non tanto quanto insediamento dei cinesi, che io vedo nel caso in cui si dovesse realizzare, con grande serenità, non capisco la differenza tra uno sciame, una Esselunga ed una grande distribuzione dei cinesi, in termini di impatto e di presenza, però abbiamo più volte sottolineato come le periferie non vanno abbandonate, come ci deve essere un’azione importante. Gratosoglio è un quartiere che vive tante criticità, una di queste è la mensa dei poveri che è stata aperta un anno fa, doveva essere temporanea, affidata mi sembra alla comunità di San Vicenzo, mi sembra, che è quella che c’è qua in via San Marco…”.
Il Presidente Palmeri così interviene:
“Fondazione”.
Il consigliere Gallera così interviene:
“Scusate, Fondazione… Allora, collocare certe strutture in periferia, se non controllate, se non gestite rischiano di creare problemi devastanti. E questo è quello che sta succedendo in quel territorio. Posto il fatto banale, ma che non è banale per chi ci vive, che le finestre non hanno le tende, e che quindi persone che si cambiano e si muovono in quell’ambiente sono uno spettacolo per tutto il circondario, e non mi sembra corretto; posto il fatto che ci sono notizie di ampliamenti da 200 a 1.200 pasti al giorno, rendiamoci conto di cosa vuol dire questo. Poi noi dobbiamo chiedere e pretendere una presenza delle Forze dell’Ordine, della Polizia locale, dei Servizi Sociali nel circondario, perché abbiamo, altrimenti, una zona che diventa il punto catalizzatore di tutte le difficoltà.
Noi dobbiamo intervenire, dobbiamo aiutare, ma non possiamo abbandonare zone dove hanno i nomadi, che comunque gravitano alla fine in quel territorio, che hanno altre criticità, pensando che siccome li spostiamo dal centro e li collochiamo lì va tutto bene. Siccome so la sensibilità di tutti, prima di tutto al Presidente della Commissione chiedo di focalizzare questo aspetto, perché la solidarietà però alla fine sia accompagnata e possa essere un momento non dico di vantaggio, ma se non altro comunque di una realizzazione che non crea degrado, che non aumenta il degrado che già c’è nei territori.
Allora affrontiamo il problema, a maggior ragione oggi che si dice che con l’arrivo del centro commerciale cinese potrebbero arrivare dei soldi per la riqualificazione del territorio di Gratosoglio, se no i tanti, i piccoli interventi che abbiamo fatto, io per primo, riaprendo il campo di via Saponaro, li spazziamo via con interventi di questa portata. Grazie”. 5 NOVEMBRE 2007: RINEGOZIAZIONE MUTUI E CONTRATTIIl consigliere Gallera così interviene:”Grazie, Presidente. I toni che emergono in quest’aula sono toni pacati, anche le ultime dichiarazioni del consigliere Corritore, che mi sento di condividere, che ci sentiamo di condividere, nel senso che sono un po’ diverse dalle dichiarazioni fatte da qualcuno sui giornali dove, a ragione o a torto, si paventano grandi buchi del Bilancio comunale che avranno una ripercussione diretta sui servizi. Detto questo, noi siamo perché ci sia un’assoluta trasparenza, perché si capisca che cos’è successo, quali sono i benefici che qualcuno pensava di realizzare, che si stanno realizzando, che si realizzeranno, le criticità che forse non sono state considerate o, se considerate, se hanno avuto un’anticipazione o se c’erano delle modalità che non erano state prese in considerazione, e che poi la modifica del contesto economico, se questa c’è stata, ha portato.Il consigliere Gallera così interviene:”Grazie, Presidente. I toni che emergono in quest’aula sono toni pacati, anche le ultime dichiarazioni del consigliere Corritore, che mi sento di condividere, che ci sentiamo di condividere, nel senso che sono un po’ diverse dalle dichiarazioni fatte da qualcuno sui giornali dove, a ragione o a torto, si paventano grandi buchi del Bilancio comunale che avranno una ripercussione diretta sui servizi. Detto questo, noi siamo perché ci sia un’assoluta trasparenza, perché si capisca che cos’è successo, quali sono i benefici che qualcuno pensava di realizzare, che si stanno realizzando, che si realizzeranno, le criticità che forse non sono state considerate o, se considerate, se hanno avuto un’anticipazione o se c’erano delle modalità che non erano state prese in considerazione, e che poi la modifica del contesto economico, se questa c’è stata, ha portato. Cioè, con serenità, io penso, bisogna, su una materia molto difficile, cercare di capire le motivazioni o come si è mosso il Comune di Milano, quali sono le motivazioni che hanno indotto i dirigenti, i più alti dirigenti del Comune di Milano a muoversi, ed il contesto in cui realmente noi ci troviamo oggi o ci saremmo trovati prima di rinegoziare i mutui, perché dobbiamo sempre partire dalla situazione esistente. Quindi io ho chiesto, a nome di Forza Italia (penso di avere su questo... ma, insomma, saranno anche gli altri colleghi della Maggioranza a dirlo), al Presidente della Commissione Bilancio di convocare al più presto delle Commissioni, dove chiamare i più alti dirigenti del Comune di Milano, chiedergli di portare i documenti e quindi anche le delibere dei Consigli di Giunta. lo ero in Giunta, e devo dire che non ho nessun ricordo di modifiche rispetto a delibere del Consiglio Comunale o di atti che potevano non , essere chiari, ma intanto qualcuno li ha votati, ed io per primo, per capire se poi c’è stata un’assunzione di responsabilità della Giunta; se qualche dirigente ha fatto dopo qualcosa di diverso o quant’altro. Quindi, l’assoluta trasparenza. Però se questo è il clima con cui andiamo, diciamo anche che questa è una modalità che è stata adottata dalla stragrande maggioranza dei Comuni, sicuramente da tutte le più grandi città, da molte Regioni, forse è stato uno strumento improvvido per tutti, a cui molti sono stati indotti da Finanziarie che hanno tagliato le gambe agli Enti locali, perché io l’unica cosa che mi ricordo è che il Governo, che allora era un Governo di Centrodestra, non abbiamo paura a dirlo, i sacrifici li abbiamo fatti tutti, che quando si è paventata la possibilità di avere 100 milioni di più di spesa corrente, dopo anni di grandi ristrettezze, tutti abbiamo detto: ben venga uno strumento del genere. Poi quali erano le conseguenze di questo è bene vederlo. Se ci sono delle responsabilità, lo diciamo in maniera molto chiara in quest’aula, diremo alle persone di assumere le responsabilità, coloro che hanno compiuto atti per cui queste... che se hanno creato un nocumento al Comune... però io penso che tutto debba essere assolutamente ricondotto per capire, perché è una materia ostica. Il consigliere Corritore ha parlato non tanto da Consigliere Comunale, ma da esperto, quindi ha una nozione in più, ma noi dobbiamo cogliere, capire ed essere messi nelle condizioni di capire, tutti, chi fa l’esperto di finanza e chi, come me, fa l’operaio... il giardiniere della vigna, come qualcuno usa dire, e a quel punto noi potremo valutare. Penso questo sia il modo corretto. Inviterei tutti ad evitare però quei messaggi di terrorismo finanziario dicendo che noi stiamo perdendo 120 milioni di euro, perché io ancora non ho capito, giugno o non giugno, sarà, non sarà, come sarà, è ipotetico e vale in un certo modo, cioè prima capiamo, poi vediamo il Comune come lo sta affrontando, poi potremo dire ai cittadini: signori, si è sbagliato in buona fede, qualcuno ha commesso un errore in cattiva fede, qualcuno su questo ha fatto dell’altro, e lo vedremo. Però la responsabilità che emerge in quest’aula io spero che appaia da domani su tutti i giornali; non facciamone, perché non mi sembra che nessuna delle condizioni... complessivamente di fare uno strumento di lotta politica, ma solo per capire se alla fine tutti hanno agito per il bene del Comune, magari inconsapevoli di quello che poteva succedere, o se invece qualcosa non è stato. Questo penso sia l’atteggiamento più responsabile che, sottolineo, è avvenuto negli interventi dei colleghi Adamo, Corritore e di altri, che spero possa animare tutti nell’approfondire. lo penso che oggi la Commissione Bilancio, per com’è strutturata e per la figura di garanzia del Presidente, in questi anni, sia il luogo migliore per fare tutto questo, poi, se nel caso si individueranno altri strumenti, però io diffido di organismi che sono un rallentamento della macchina. In una logica di assoluta trasparenza, e gli strumenti per chiedere conto ogni volta li abbiamo, non ritengo ci sia necessità di avere un qualcosa in più; però semmai questo dovesse, in un futuro, venir fuori, ben venga, sempre che non siano armi che vengano brandite politicamente, in maniera strumentale (l’Opposizione fa il proprio mestiere), per rallentare i lavori invece che per capire, per dare messaggi distorti invece che fare chiarezza. Oggi io penso che la Commissione Bilando sia la Commissione, per tutte queste cose che ho detto, sia il luogo idoneo dove svolgere gli approfondimenti, alla fine di questo percorso insieme, con serenità, potremmo trarre un bilancio e capire anche se è il caso di andare avanti su questa strada o sceglierne delle altre”. 13 MARZO 2007: DISCORSO DEL PRESIDENTE GALLERA SUL BILANCIO DI PREVISIONE 2007Il Bilancio è il più importante provvedimento di un’amministrazione, quello politicamente più rilevante.
E’ l’atto in cui si mostra con evidenza qual’è la cultura e la filosofia di governo di un’amministrazione.
Forza Italia si riconosce completamente e profondamente nel documento di bilancio approvato dalla Giunta e, adesso, illustrato dal Sindaco. Condividiamo i contenuti del bilancio Previsionale e abbiamo condiviso il metodo con cui si è giunti alla sua realizzazione.Il Bilancio è il più importante provvedimento di un’amministrazione, quello politicamente più rilevante.
E’ l’atto in cui si mostra con evidenza qual’è la cultura e la filosofia di governo di un’amministrazione.
Forza Italia si riconosce completamente e profondamente nel documento di bilancio approvato dalla Giunta e, adesso, illustrato dal Sindaco. Condividiamo i contenuti del bilancio Previsionale e abbiamo condiviso il metodo con cui si è giunti alla sua realizzazione.
Vi è stato un confronto serio, approfondito e costruttivo tra il Sindaco, gli Assessori e le forze politiche che governano Milano che ha portato a costruire collegialmente gli assi portanti del Bilancio. E, di questo, voglio ringraziare pubblicamente il Sindaco che in queste settimane ha sempre cercato il dialogo e la condivisione sul progetto di Bilancio avendo anche la capacità e l'intelligenza di recepire le proposte formulate da Forza Italia e, di conseguenza, modificare le modalità con cui erano stata impostata la riduzione dell'I.C.I. sulla prima casa.
Passando ai contenuti la filosofia che sottende la manovra di bilancio è quella di un’ amministrazione liberale che migliora i servizi ai propri cittadini non facendo ricorso alla leva fiscale, cioè aumentando o introducendo l’addizionale IRPEF o aumentando i tributi o le tasse locali, ma attraverso la riduzione dei costi della struttura amministrativa, l’efficiente gestione delle proprie società e l’utilizzo virtuoso delle risorse private (sponsorizzazioni e project financing).
In un momento storico in cui le differenze tra i due schieramenti politici sembrano sbiadite ecco che emerge con forza la differenza tra il metodo di governo del Centrosinistra ed il nostro.
Il Governo Nazionale ha aumentato la pressione fiscale, ha introdotto 67 nuove tasse, ha tagliato drasticamente le risorse agli enti locali per recuperare risorse; il centrodestra sceglie un’altra strada.
I Comuni del Centrosinistra hanno cercato di riassorbire i tagli imposti dal Governo attraverso l'aumento dell’addizionale IRPEF; il "Sole 24 ore" ha pubblicato nei giorni scorsi una statistica da cui emerge che 2/3 dei Comuni Italiani hanno introdotto o aumentato l'addizionale IRPEF con aumenti medi dell'87%.
Tutti le grandi città, con l'esclusione di Milano, avevano già introdotto l'addizionale IRPEF negli anni passati e quest'anno hanno approfittato della possibilità di elevazione consentita e l' hanno aumentata tutti per un aumento medio del 65%.
Noi NO.
A Milano noi non abbiamo voluto introdurre l'addizionale IRPEF ed abbiamo voluto tenere fede agli impegni elettorali riducendo l'ICI sulla prima casa.
Grazie alla determinazione di Forza Italia, subito recepita dal Sindaco Moratti, abbiamo ridotto del 30% circa l'ICI sulla prima casa a tutti i milanesi e l'abbiamo azzerata per tutte le famiglie che hanno un reddito inferiore ai € 17.000, prevedendo che il calcolo del reddito sia compiuto non attraverso la sola dichiarazione dei redditi ma attraverso il sistema ISEE che consente di avere un quadro maggiormente corrispondente al reale tenore di vita di una famiglia.
Inoltre si prosegue con determinazione alla valorizzazione ed alla dismissione del patrimonio immobiliare comunale di pregio ( negozi, uffici, alloggi non destinati all'Edilizia Residenziale Pubblica) ed alla dismissione di quote di minoranza delle società per azioni a partecipazione comunale.
Da Milano offriamo all’intero Paese un modello diverso ed alternativo di governo e di gestione della cosa pubblica.
Abbiamo raccolto idealmente il testimone dall’unico governo che nella storia della Repubblica ha realizzato una completa riforma fiscale, abbassando la pressione fiscale complessiva, e l’abbiamo tradotto in un sistema virtuoso che, mettendo la persona al centro dell’azione amministrativa ed il Comune al servizio del cittadino, crea sviluppo, crescita economica e sociale, sostegno alle fasce più deboli, integrazione senza gravare sulle spalle e sulle tasche dei milanesi e siamo convinti, così come è successo con l’approvazione del bilancio comunale del 1998, che ha rappresentato il primo concreto mattone per la vittoria del 2001, che questo bilancio rappresenta la prima tappa di un percorso, sicuramente brevissimo, che condurrà la Casa delle Libertà ed il Presidente Berlusconi a governare di nuovo il nostro Paese . - 29 GENNAIO 2006: GIORNATA DELLA MEMORIA Piazza Duomo A nome del Comune di Milano e del Sindaco Gabriele Albertini saluto il Rabbino Capo di Milano Alfonso Arbib e i rappresentanti della Comunità ebraica milanese, il presidente dell’ANPI Tino Casali, i rappresentanti sindacali e tutti coloro che sono intervenuti oggi, nonostante il freddo e la neve, per onorare insieme la Giornata della Memoria, in ricordo delle vittime dell’Olocausto.Quest’anno la Giornata della Memoria ha un valore ancora più significativo. Dallo scorso novembre, infatti, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha designato la data del 27 gennaio, giorno in cui furono abbattuti i cancelli del campo di concentramento di Auschwitz, come giornata internazionale di commemorazione e ha disposto lo sviluppo di programmi educativi, affinché la memoria della tragedia, instillata nelle generazioni future, contribuisca ad impedire che altri genocidi si verifichino di nuovo.Rigettando ogni negazione, totale o parziale, dell’Olocausto come evento storico, i 191 membri dell’Assemblea delle Nazioni Unite hanno adottato una risoluzione unanime che condanna, “senza riserva”, tutte le manifestazioni di intolleranza religiosa, incitamento, minaccia o violenza contro persone o comunità, basate su origine etnica o credo religioso, in qualunque momento accadano. Ricordare - ha detto il Segretario Generale Kofi Annan nel suo messaggio - è un monito necessario, soprattutto per coloro che hanno affermato o ancora pensano che l’Olocausto non sia esistito o sia stato esagerato.In Italia la Giornata della Memoria è legge da sei anni e in ogni città sono organizzate cerimonie, iniziative, incontri e momenti di riflessione su quanto è accaduto al popolo ebraico nei campi di concentramento nazisti.L’orrore dell’Olocausto, svelato agli occhi del mondo dopo l’abbattimento dei cancelli dei lager nazisti e raccontato nelle tragiche testimonianze dei deportati sopravvissuti, non rimarrà senza memoria. Quello che nella storia è senza ombra di dubbio considerato uno dei più atroci e abietti crimini compiuti contro l’umanità, non sarà mai più negato o dimenticato, da nessuno. Saremo noi e saranno le generazione future a raccontare la storia di uomini, donne e bambini portati via dalle loro case e dai loro affetti, caricati su convogli della morte e sacrificati per l’affermazione di una cieca ideologia di sterminio, privati di ogni diritto civile, di ogni umana pietà, fino alla negazione della loro stessa identità, in cambio di un numero, destinati all’oblio di uno sterminio pianificato.Ad Auschwitz e negli altri campi di concentramento morirono milioni di persone, ebrei europei deportati da ogni nazione: tedeschi, francesi, olandesi, polacchi, ungheresi e italiani.Anche la nostra città fu inclusa nel programma di deportazione. Il 30 gennaio del 1944, dal binario 21 della Stazione Centrale, dove presto sorgerà il memoriale della Shoah a Milano, un convoglio con più di seicento milanesi, cittadini italiani di religione ebraica, tra cui 40 bambini, furono prelevati dal carcere di San Vittore per essere portati ad Auschwitz. Morirono quasi tutti, nelle camere a gas, un giorno dopo il loro arrivo nel lager polacco. Un centinaio di persone erano già state deportate nel mese di dicembre e nei mesi successivi ci furono altre 15 spedizioni di morte. Solo pochissimi di loro sopravvissero. A loro va la nostra più profonda umana solidarietà e anche un sentito ringraziamento, per aver trovato la forza e la volontà di raccontare l’orrore della Shoah e per averci reso parte del riscatto del popolo ebraico e dell’umanità di fronte al genocidio, affinché le generazioni future sappiano che la ferocia dell’uomo può raggiungere aberrazioni senza limite, ma che imparando ad ascoltare la propria coscienza, a rispettare gli altri, cercando di capire chi ci appare più distante, senza piegare la testa ad una passiva e incondizionata accettazione, è possibile respingere il nascere e l’affermarsi di ideologie fondate sul disprezzo della dignità umana per diversità di razza, di credo religioso o di pensiero politico.La Giornata della Memoria, però non è solo il momento del ricordo dell’Olocausto ma, soprattutto quest’anno, è anche l’occasione per condannare con forza le minacce di cui è stato recentemente oggetto lo Stato di Israele. Le parole pronunciate soltanto pochi mesi fa dal presidente dell’Iran Mahmud Ahmadincjad, non possono che essere definite miserevoli, vergognose e criminali.La risposta della comunità internazionale è stata netta e noi oggi lo ribadiamo con forza. Non accetteremo mai più richiami ai genocidi e alla distruzione di un popolo. Lo stesso messaggio infine, lo lanciamo anche a chi ha vinto le recentissime elezioni in Palestina. Le elezioni sono il momento più elevato e nobile di una democrazia e chi decide di parteciparvi, come ha fatto la formazione politica di Hamas, deve accettare e rispettare tutte le regole della democrazia, condannando e respingendo senza riserve il terrorismo, come forma di azione politica e imboccando, senza tentennamenti, la strada del dialogo, del confronto, e soprattutto riconoscendo il pieno diritto all’esistenza dello Stato di Israele.La Giornata della Memoria, la Shoah, il dramma vissuto da milioni di ebrei, devono essere non soltanto il ricordo sempre presente del livello di abiezione che l’essere umano può purtroppo raggiungere, ma anche un monito perché ognuno si impegni concretamente affinché in futuro, mai più, in nessuna parte del mondo, si debbano udire parole come sterminio e genocidio di un popolo. 27 APRILE 2006: INTERVENTO SULLA RIVISTA STRATEGIE AMMINISTRATIVE Le ultime elezioni regionali hanno confermato Roberto Formigoni per la terza volta alla guida della Regione Lombardia e hanno espresso un nuovo Consiglio in parte rinnovato.Questo importante risultato ha portato con sé anche l’elezione di molti altri candidati che presto si accomoderanno sui banchi del nuovo Consiglio regionale e per 5 anni, insieme alla Giunta, saranno gli amministratori della nostra Regione. A loro Anci Lombardia aveva chiesto, in preparazione delle elezioni del 3 e 4 aprile, di appoggiare l’iniziativa “candidati amici dei Comuni” sottoscrivendo l’impegno a realizzare, una volta eletti, tre punti fondamentali per i 1370 comuni lombardi che essa rappresenta: l’istituzione del Consiglio delle autonomie, la realizzazione di una “Regione leggera” e l’attuazione di un vero federalismo fiscale.
Abbiamo deciso di lanciare questa iniziativa perché lo sviluppo e la crescita delle nostre comunità e della nostra realtà dipende fortemente dalla capacità degli Enti locali e della Regione di lavorare congiuntamente. Per questo motivo Anci Lombardia e il Sistema dei comuni hanno sostenuto attivamente i candidati alle elezioni regionali che si sono impegnati per consolidare un serio e costruttivo rapporto funzionale tra i comuni lombardi e la Regione. Hanno aderito all’iniziativa 36 candidati, provenienti da ogni schieramento politico e di questi 15 sono stati eletti consiglieri regionali, con un ampio numero di voti. A loro e a noi spetta il compito di lavorare per attuare i tre punti fondamentali per la vita dei comuni, il primo dei quali è l’istituzione del Consiglio delle autonomie.Nel momento di avvio dell’ottava legislatura regionale, Anci Lombardia intende presentare alla Regione l’esigenza di un maggior coinvolgimento del sistema delle Autonomie locali nella processo legislativo che ha una ricaduta diretta sull’amministrazione del territorio: come recita infatti l’art. 123 della vigente Costituzione - “in ogni Regione lo Statuto disciplina il funzionamento del Consiglio delle autonomie locali quale organo di consultazione fra la Regione e gli enti locali” - è chiaro che il nuovo Statuto che la Regione Lombardia dovrà approvare, già forse con apposita legge collegata alla finanziaria regionale 2006, dovrà includere l’istituzione del Consiglio delle autonomie locali, identificandolo come organismo di coinvolgimento delle autonomie locali. Del resto, in tutte le Regioni in cui è stato approvato il nuovo Statuto regionale, è stato dato questo orientamento: il Consiglio dovrà quindi migliorare la rappresentatività del Sistema dei comuni prevedendo l’inserimento al suo interno non solo di membri di diritto, come i sindaci dei comuni capoluoghi e i presidenti delle province, ma anche di rappresentanti eletti dai sindaci e i presidenti delle Comunità montane, definiti in modo da garantire la particolare complessità del sistema. È necessario infine definire, in modo più preciso e dettagliato, i poteri e i compiti del Consiglio delle autonomie, chiedendo alla Regione Lombardia di stipulare un patto di legislatura con il mondo delle autonomie locali. A tal fine, ritengo auspicabile l’assunzione nel nuovo Statuto del principio, già approvato in altre Regioni, che i rappresentanti delle autonomie concorrono alla determinazione della politica regionale esercitando le funzioni amministrative ai sensi dell’art 117 della Costituzione.Il secondo punto su cui Anci Lombardia e i candidati eletti “amici dei Comuni” si sono impegnati a lavorare è la realizzazione della cosiddetta “Regione leggera”. Con questa espressione si intende che la Regione deve rafforzare il suo ruolo di indirizzo e deve riservare agli enti locali l’autonoma articolazione di questo, in base alle istanze provenienti dal territorio. I Comuni, che sono l’avamposto principale dello Stato sul territorio, non devono essere considerati dei meri erogatori di risorse prestabilite, a soggetti predeterminati da normative regionali estremamente dettagliate, ma devono essere invece riconosciuti competenti a declinare le leggi e gli indirizzi di volta in volta emanati dalla Regione in provvedimenti utili per le singole comunità locali. L’ultimo punto che Anci Lombardia ha indicato è strettamente legato ai precedenti e riguarda l’attuazione di un vero federalismo fiscale. La riforma del sistema di ripartizione dei tributi ha essenzialmente due ragioni d’essere: in primo luogo, consente una migliore rappresentanza delle esigenze locali rispetto ad un sistema centralizzato, consentendo un livello adeguato di differenziazione dei servizi sul territorio, che azioni decise dal centro difficilmente riescono a raggiungere; in secondo luogo, il decentramento fiscale permette un maggiore controllo da parte dei cittadini sul comportamento dei politici e degli amministratori locali: i cittadini potranno valutare, infatti, l’efficienza degli enti che erogano i servizi e confrontarli con i costi, ponendo così fine agli sperperi, causa principale dei dissesti finanziari. Fra i punti cardine su cui si basa il federalismo fiscale si ricordano l’abolizione dell’obbligo che grava su enti locali e regioni di versare le somme direttamente allo Stato; la soppressione dei trasferimenti erariali e la loro sostituzione con la compartecipazione di comuni, province, aree metropolitane e regioni ad una quota delle imposte vigenti; la corrispondenza tra responsabilità delle entrate e di spesa. La riforma del federalismo fiscale sarà possibile solo se il Sistema delle autonomie (ANCI – UPI – UNCEM) e le Regioni sapranno “fare squadra” e lavorare congiuntamente negli ambiti istituzionalmente previsti all’interno del processo di attuazione dell’intesa interistituzionale sottoscritta insieme al Governo.Con l’insediamento del nuovo Consiglio e della nuova Giunta regionale inizieranno dunque cinque anni impegnativi per Anci Lombardia e per i candidati “amici dei Comuni”, in cui si lavorerà insieme per raggiungere l’obiettivo di una migliore erogazione dei servizi sul territori. L’invito a sostenere i punti appena illustrati è rivolto anche a quei consiglieri regionali che in precedenza non hanno aderito alla nostra iniziativa, ma che ci auguriamo vogliano sottoscriverla al più presto, unendosi a noi in questo importante e fondamentale progetto.
CANDIDATI “AMICI DEI COMUNI” ELETTI AL CONSIGLIO REGIONALEFORZA ITALIA COLUCCI Alessandro MilanoGIAMMARIO Giuseppe Angelo MilanoNICOLI CRISTIANI Franco BresciaPONZONI Massimo Monza e BrianzaSAFFIOTI Carlo Bergamo UNITI NELL’ULIVOADAMOLI Giuseppe VareseBONFANTI Battista BergamoCIPRIANO Marco MilanoGAFFURI Luca ComoMIRABELLI Franco MilanoORIANI Ardemia MilanoPIZZETTI Luciano CremonaPORCARI Carlo PaviaVALAMGGI Sara Milano VERDIMONGUZZI Verdi Milano 30 GENNAIO 2005: GIORNATA DELLA MEMORIAIn nome della città di Milano e del Sindaco Gabriele Albertini saluto il rabbino capo della Comunità ebraica GIUSEPPE LARAS, ONORINA BRAMBILLA PESCE del Comitato promotore e tutti coloro che hanno voluto essere qui presenti per celebrare insieme la Giornata della Memoria Il 27 gennaio di sessanta anni fa, i cancelli del lager di Auschwitz si aprirono mostrando agli occhi del mondo atrocità e orrori che la storia fino ad allora non aveva mai conosciuto.In nome della città di Milano e del Sindaco Gabriele Albertini saluto il rabbino capo della Comunità ebraica GIUSEPPE LARAS, ONORINA BRAMBILLA PESCE del Comitato promotore e tutti coloro che hanno voluto essere qui presenti per celebrare insieme la Giornata della Memoria Il 27 gennaio di sessanta anni fa, i cancelli del lager di Auschwitz si aprirono mostrando agli occhi del mondo atrocità e orrori che la storia fino ad allora non aveva mai conosciuto. Uomini, donne e bambini, strappati dalle loro case e dai loro affetti, caricati su convogli della morte e deportati per l’affermazione di una folle ideologia di sterminio, privati di tutto, anche della propria identità, numerati come oggetti, erano stati annientati, con la volontà di non lasciarne traccia. La parole non possono descrivere le sofferenze e le umiliazioni subite da milioni di persone innocenti. Il cuore si ferma e la ragione vacilla, chiedendosi perché è potuto succedere tutto questo. La risposta ancora non esiste e forse mai saremo in grado di trovarla. Ma tutti siamo concordi nell’affermare che l’Olocausto è stato il più grande crimine mai perpetrato da uomini su altri uomini. Ad Auschwitz morirono milioni di persone, ebrei europei deportati da ogni nazione: tedeschi, francesi, olandesi, polacchi, ungheresi e italiani. Anche Milano fu inclusa nello spietato meccanismo. Il 30 gennaio del 1944, dal binario 21 della Stazione Centrale, un convoglio con 605 milanesi prelevati dal carcere di San Vittore partì alla volta di Auschwitz. Un centinaio di persone era già stato deportato nel mese di dicembre e nei mesi successivi ci furono altre 15 spedizioni di morte. Tornarono solo in 20. Dalle loro voci e da quelle degli altri sopravvissuti abbiamo conosciuto storie terribili e abbiamo imparato a non dimenticare. Oggi il nostro compito è non permettere che la memoria di molti si perda, lasciando alle generazioni future un vuoto pericoloso. Su una lapide nel campo di Auschwitz è scritto: “Non c’è futuro senza memoria, coloro che non hanno memoria del passato sono destinati a ripeterlo.”. La Giornata che oggi commemoriamo è un esempio di questa forte presa di coscienza e della volontà di tutti di fare del passato una verità del presente. Nel 2000 il Parlamento Italiano, come in altre nazioni, ha istituto il 27 gennaio - data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz - Giornata della Memoria, per ricordare la persecuzione degli ebrei e rafforzare nelle giovani generazioni sentimenti di solidarietà, di pacifica convivenza, di rispetto della libertà e della dignità umana. Negli ultimi anni si sono moltiplicati cerimonie, convegni, mostre, libri, film e le testimonianze dirette dei sopravvissuti in scuole e università, in tutto il mondo, hanno diffuso e animato il ricordo della Shoah. Tutto questo però, anche se fondamentale e indispensabile, non è stato però sufficiente perché, purtroppo, anche recentemente siamo stati costretti ad assistere a genocidi e ad atroci azioni di pulizia etnica, su tutti ricordiamo la Serbia e il Ruanda. Molto quindi deve ancora essere fatto per impedire l’affermazione di ideologie che si fondano sul disprezzo della dignità umana per diversità di razza, di colore della pelle, o credo religioso. Per ottenere questo dobbiamo riuscire ad insegnare alle nuove generazioni a essere persone libere e indipendenti in grado di porre a fondamento del proprio vivere quotidiano i valori del rispetto di ogni individuo e delle tolleranza verso gli altri, soprattutto verso chi ci sembra diverso. Personalmente penso che la tragedia dell’Olocausto è riconducibile da un lato alla follia criminale e sadica di un numero ristretto di gerarchi nazisti, ma dall’altro all’atteggiamento passivo di meccanica e incondizionata accettazione di molti.L’ignavia, la mancanza di scrupoli di coscienza, l’eseguire acriticamente gli ordini è forse stato ancora più grave e criminale. Perché, pur comprendendo ciò che stavano facendo, molti tedeschi non hanno saputo o voluto ribellarsi. Ecco noi dobbiamo riuscire ad insegnare a - 1-2 MARZO 2002: LE PROSPETTIVE DEL DECENTRAMENTO A BOLOGNA Comune di BolognaVisto che siamo in chiusura di mattinata, cercherò di essere sintetico. Sono molto contento di essere presente a Bologna a questo convegno sul tema del Decentramento. Prima di oggi, sulle “nuove prospettive del Decentramento” ci siamo confrontati in dibattiti che si sono svolti a Roma, a Genova, a Firenze, presto saremo anche a Milano per dibattere sulla funzione ed il ruolo che possono e devono svolgere i Consigli di Zona nelle “grandi città” italiane. È interessante verificare come il decentramento in tutte le realtà metropolitane abbia avuto lo stesso sviluppo, sia in positivo che in negativo, e soprattutto le medesime difficoltà. I consiglieri di Zona delle diverse “città metropolitane”, poi, condividono gli stessi problemi, fanno le stesse rivendicazioni e hanno analoghe modalità di affrontare l’argomento Decentramento. Per questo motivo, incontrarsi, capire, ragionare insieme anche se proveniamo tutti da città molto diverse tra loro credo possa essere molto utile. Milano arriva ultima nel senso che da noi la crisi del decentramento, assolutamente analoga a quella vissuta dalle altre città , è giunta al culmine in tempi recenti, e precisamente nel 1997. In quell’anno abbiamo eletto i nuovi Consigli di Zona: su 20 Consigli presenti, solo 6 hanno “avuto la forza” di eleggere i loro Presidenti, mentre negli altri 14 si è dovuto ricorrere allo scioglimento dei Consigli ed al conseguente commissariamento. Questa situazione, generata dall’esistenza di un sistema elettorale proporzionale puro senza indicazione del candidato alla Presidenza e dall’assenza, di fatto, di partiti forti è sfociata nella crisi che ha portato alla radicale ristrutturazione del decentramento e all’odierna configurazione delle circoscrizioni. Ci siamo posti il problema di intervenire radicalmente sul sistema del decentramento modificando, innanzitutto il sistema elettorale e introducendo l’obbligo di indicare il candidato alla Presidenza del Consiglio di Zona. Secondariamente, e questo è stato sicuramente il cambiamento più significativo, abbiamo deciso di ridurre il numero delle Zone da venti a nove, dando una nuova fisionomia al territorio della città. È stata individuata una zona centrale, quella del Centro Storico e altri 8 spicchi di territorio che dal Centro si estendono verso le periferie, comprendendo quartieri semicentrali, semi periferici e di estrema periferia, abitati da una media da 140.000 abitanti: delle piccole città nella città. La riduzione del numero delle Circoscrizioni, da 20 a 9, permette, oggi, a tutti i Consigli di Zona di avere strutture comunque ben identificate, e di avere un numero di funzionari in grado di far emergere sul territorio realtà abbastanza omogenee. Contestualmente alla riforma territoriale è stata compiuta anche la riforma amministrativa del settore Decentramento. Il Decentramento, che prima era un Settore unico, è diventato una Direzione Centrale con a capo uno dei dodici direttori centrali che governano la struttura amministrativa del Comune. Ogni zona, poi, è stata trasformata in un settore, con al vertice un direttore di settore, che, di conseguenza, quindi ha un ruolo operativo, un'autorevolezza, che gli permette di operare in maniera efficiente nei confronti degli altri settori dell’amministrazione comunale. Nel 1999 siamo andati alle elezioni dopo aver introdotto un sistema elettorale che prevede il premio di maggioranza e l'indicazione del candidato Presidente sulla scheda sulla base del sistema elettorale adottato per le elezioni dei Consigli Regionali prima dell’introduzione dell’elezione diretta dei Governatori regionali. Io che ho assunto questo incarico da pochi mesi trovando una situazione amministrativa ed elettorale soddisfacente e consolidata (il premio di maggioranza ha dato stabilità), sono stato chiamato a ripensare ed a ridefinire il ruolo e l’identità dei Consigli di Zona, e, di conseguenza ad elaborare un nuovo regolamento sul decentramento poiché quello attualmente in vigore è assolutamente non attuabile. Dovendo, pertanto, affrontare il tema delle competenze il mio punto di partenza è stata la ricerca, per i Consigli di Zona, di un ruolo funzionale e complementare agli altri settori dell’amministrazione comunale; mi sono, quindi, mosso al fine di enucleare e circoscrivere gli ambiti in cui il decentramento riesce ad esercitare una funzione maggiormente efficace ed efficiente rispetto a quella dell’amministrazione centrale e senza che ciò comporti un aggravio di costi e di apparati burocratici per l’ente locale.Solo giungendo a quel traguardo avremo definitivamente individuato e concretizzato il ruolo da attribuire ai Consigli di Zona, ruolo che nessuno potrà mai sottrargli a prescindere dagli equilibri politici e della volontà dei funzionari di coinvolgere o meno i singoli Consigli di Zona o i Presidenti, nell’effettivo governo del territorio. Allora qual è il ruolo, quali sono a questo punto le competenze che noi dobbiamo attribuire per rilanciare i Consigli di Zona e colmare la distanza che in termini di partecipazione si era creata tra cittadini e l’istituzione? Ritengo che il Consiglio di Zona debba sviluppare la sua caratteristica essenziale di essere l’istituzione più prossima ai cittadini e maggiormente radicata sul territorio. I quartieri periferici della Milano industriale, lo si diceva prima, si sono sviluppati velocemente offrendo ai tanti abitanti, molti dei quali immigrati provenienti dal Meridione, abitazioni in edifici presto diventati edifici dormitorio, senza pensare alla realizzazione, contestuale e territorialmente prossima, di luoghi di aggregazione. I Consigli di Zona, su questo terreno, possono giocarsi una partita fondamentale, che nessun altro potrebbe affrontare in maniera così efficiente. I nostri Comuni, le Giunte di cui facciamo parte, sono chiamati ad amministrare i grandi processi urbanistici e di sviluppo, un insieme di situazioni per cui molte volte si finisce per trascurare la qualità della vita del singolo cittadino, perché il tempo e le risorse non bastano all’Amministrazione Centrale per occuparsi, in maniera capillare, di tutte le problematiche della città. Questo aspetto deve essere recuperato e sviluppato in un ruolo ad hoc per i Consigli di Zona, che devono ricevere tutte le competenze attinenti alle attività territoriali, cioè quelle attività culturali, sociali, ricreative, aggregative e integrative sul territorio. Insieme a queste devono essere trasferite le competenze legate al controllo e alla risoluzione dei problemi dell'usura dei luoghi, cioè le manutenzioni nel senso più ampio: sono tutte quelle funzioni che toccano direttamente la qualità della vita dei cittadini, perché intervenire direttamente sulla buca, sulla panchina rotta, sul lampione che non fa luce, sull'edificio scolastico da ristrutturare, è ciò che realmente e direttamente chiede il cittadino rivolgendosi, non al Comune, ma al Consigliere di Zona. Essere motore di iniziative, essere il protagonista delle attività sul territorio, è un compito che i Consigli di Zona possono fare al meglio grazie alla conoscenza del territorio e alla personalizzazione della risposta. Milano è famosa nel mondo grazie ad una serie di iniziative di alto livello, sportive, culturali, legate alla moda. Da questi eventi però, il cittadino che abita nelle case popolari del quartiere periferico di Milano, ne trae un beneficio relativo. Molto spesso non vi partecipa neppure. Nel suo caso, infatti, sono altri i luoghi e i momenti di aggregazione che devono essere offerti. Bisogna portare le iniziative direttamente nei quartieri invogliando la gente ad uscire di casa, a conoscere altre persone, a rompere con la solitudine. È possibile creare una qualità della vita, un territorio più vivibile solo se si inizia a favorire l’integrazione delle comunità straniere con quella italiana, specialmente nei quartieri dove la presenza e l’aggregazione degli immigrati è molto forte. A Milano, in collaborazione con la Prefettura e con le Forze dell’Ordine, stiamo realizzando il tavolo della sicurezza, che coinvolgerà direttamente i Consigli di Zona e la loro predisposizione ad agire capillarmente sul territorio. In merito a questo progetto sto ultimando la definizione di una delibera di indirizzo e un regolamento, che saranno di facile e immediata applicazione, mettendo i Consigli di Zona nella condizione di svolgere un'attività concreta ed efficace. Anche in questo caso, i Consigli di Zona dovranno seguire una logica di gestione pura e semplice delle loro aree di competenza fornendo un apporto determinante nell’ottica di costruzione delle città metropolitane. Io purtroppo sono un po’ più pessimista riguardo alla realizzazione di questo programma. La qualità della vita sui territori di aree così vaste, così dinamiche come quelle delle nostre città, può essere migliorata soltanto con un'attività fondamentale, svolta in maniera seria dai Consigli di Zona, anche in previsione di un ampliamento dell’area. Ecco che il cambio deve essere un cambio di modo di pensare, prima ancora che di competenze. Il fatto che tutte le città lo stiano affrontando contemporaneamente può servire affinché tale passaggio realmente avvenga. Perché le cose si realizzino, soprattutto quando è necessario un cambiamento nel modo di interpretare la propria attività amministrativa, serve una profonda presa di coscienza, sia da parte dell'Amministrazione Centrale, sia di chi è in quel momento investito del ruolo di Consigliere di Zona. - 19 NOVEMBRE 2005: INAUGURAZIONE GIARDINI A GINA GALEOTTI BIANCHI Saluto a nome del Comune di Milano e del Sindaco Gabriele Albertini il presidente dell’Associazione Nazionale Partigiani Italiani Tino Casali, Stellina Vecchio partigiana e amica di Gina Galeotti Bianchi, Maria Cervi figlia di Antenore uno dei sette fratelli Cervi, la vicepresidente del Consiglio Comunale Marilena Adamo, le autorità della Provincia, i rappresentanti delle associazioni partigiane presenti oggi per partecipare all’inaugurazione dei giardini dedicati alla memoria di Gina Galeotti Bianchi, partigiana conosciuta e ricordata con il nome di battaglia Lia, uccisa da una scarica di mitra tedeschi ad posto di blocco della Brigata Garibaldi, poco lontano da qui in via Hermada.Gina Galeotti Bianchi, nata a Mantova nel 1913 e trasferitasi giovanissima a Milano con il marito Bruno Bianchi dedicò tutta la sua vita a due grandi ideali: l’amore per la libertà e per la Patria, e l’affermazione e la difesa dei diritti delle donne. Con generosità e passione combattè la dittatura fascista venne arrestata nel 1943 per essere stata tra gli organizzatori degli scioperi del marzo contro la guerra e fu liberata con la caduta del fascismo il 25 luglio.Fu figura di primo piano del Gruppo di difesa delle donne e di assistenza ai combattenti della Libertà, costituito a Milano alla fine del 1943 e successivamente estesosi anche in altre formazioni su tutto il territorio italiano ancora occupato, con l’obiettivo di mobilitare attraverso un’organizzazione capillare e clandestina, donne di età e condizioni sociali diverse per affrontare tutte le necessità derivanti dall’inasprirsi della guerra e dall’occupazione nazi-fascista delle città. La partigiana Lia si impegnò coraggiosamente in diverse azioni volte a contrastare la presenza nazi-fascista in città e aiutò con grande spirito di solidarietà le vittime della guerra: portò assistenza alle famiglie e ai militari abbandonati, fece volantinaggio nei mercati sostenendo la propaganda antifascista, contribuì alla stampa e alla diffusione di giornali e di libri, divenne una delle più intrepide “staffette” della Resistenza, una di quelle donne coraggiose e determinate che contribuirono alla propaganda antifascista lavorando ogni giorno come portaordini, informatrici, telefoniste, segnalatrici di spie, nell’instancabile tentativo di creare una rete di consenso e di lotta contro l’occupazione nazi-fascista..Ma Gina Galeotti Bianchi fu anche e soprattutto una grande donna. Attivista dei Gruppi di difesa delle donne, successivamente riconosciuti come organizzazione aderente al Comitato di liberazione nazionale e nel dopoguerra trasformati nell’Unione delle Donne Italiane, si batté per promuovere l’emancipazione femminile e restituire senso e valore al ruolo della donna nella società italiana. Generosa, fiera, convinta che la difesa dei valori più importanti e veri, come la libertà, la democrazia e la giustizia sociale avrebbero portato ad un mondo migliore per la sua generazione vessata dalla guerra e per le generazioni successive. Fu questo spirito che la accompagnò fino al 24 aprile del 1945, giorno della sua morte. Nelle sue ultime parole, come raccontato da molti, la speranza per suo figlio, perito con lei quel giorno nel suo grembo, di vivere in un Italia liberata, senza fascismo.Poche ore dopo la sua morte, dopo che la popolazione civile guidata dai combattenti partigiani era insorta, dopo che i lavoratori avevano occupato le fabbriche Falk, Pirelli, Marelli, per impedire che venissero distrutte facendo svanire con esse una qualsiasi possibilità di ripresa per la città, il grande momento arrivò.Una vita breve ma intensa, dedicata senza riserve alla lotta per il trionfo della libertà e dell’emancipazione delle donne, principi nobili per una donna dal cuore grande e dalla generosità encomiabile.È in quelle ore che la partigiana Lia, prima vittima dell’insurrezione per la liberazione divenne con la sua vita simbolo delle tante donne che con fermezza e determinazione non piegarono la testa e si opposero alla dittatura fascista, esempio per tutti, ma soprattutto per i giovani, accomunata ad tanti altri eroi della nostra città e del nostro Paese, come Sandro Pertini, Leo Valiani, Riccardo Lombardi e Aldo Aniasi. Oggi il Comune di Milano la ricorda ancora una volta inaugurando questi giardini, i giradini della partigiana “Lia”. - 5 NOVEMBRE 2001: SUL DECENTRAMENTO COMUNE DI ROMA A circa dieci anni dall’introduzione nella nostra legislazione del concetto di area metropolitana, avvenuto con la legge 142/90, dobbiamo purtroppo constatare che tale progetto non è riuscito ancora a decollare.
La mia impressione è che sia fallita l’idea di area metropolitana, o città metropolitana che dir si voglia, intesa come organismo eletto da tutti i cittadini di un’area determinata, dotata di una propria struttura amministrativa e comprendente a sua volta altri Comuni che conservano una parte di potere, delegando le restanti competenze ad enti superiori.
Uno dei motivi del fallimento, forse il principale, deriva dalla constatazione che l’Italia è il paese delle cento città, dei mille particolarismi.
Per quanto riguarda l’esperienza milanese devo dire, in primo luogo, che i comuni dell’hinterland di Milano hanno sempre opposto fiere resistenze di fronte all’ipotesi di essere inglobati nella “Grande Milano”.
A prova di ciò e sufficiente pensare che la Regione Lombardia, pochi giorni fa, ha approvato che una frazione di un Comune della Provincia Milano (di soli 10.000 abitanti) si staccasse e diventasse Comune indipendente. O ancora a Venezia dove è successa la stessa cosa in una delle circoscrizioni.
La dimostrazione del fallimento della città metropolitana si può cogliere anche dalla legge su Roma Capitale, che a tutti gli effetti rappresenta un modo per superare rigide ipotesi di nuove entità locali create a tavolino.
Per realizzare il Decentramento territoriale, ritengo sia necessario ragionare in termini diversi e porre alcune premesse. L’elezione diretta dei sindaci ha come punto di riferimento la partecipazione diretta del cittadino alla vita del suo comune di appartenenza. Oggi il cittadino chiede all’Amministrazione Comunale di dare delle risposte certe e in tempi brevi alle sue esigenze e a quelle della comunità intera. Quindi bisogna studiare nuovi strumenti adatti a soddisfare, da un lato il sentimento di appartenenza degli italiani alla loro comunità locale; dall’altro l’esigenza di questi ad avere concrete risposte alle loro richieste di miglioramento della qualità della vita.
Solo operando così otterremo il risultato di tenere insieme i Comuni e le Comunità, spingendo i cittadini a lavorare insieme, dando risposte concrete alle esigenze degli stessi.
Realizzare questo progetto è molto difficile e lo è ancora di più con gli strumenti legislativi attuali. Si dovrebbe chiedere, per esempio, ai 15.000 abitanti di due Comuni di essere annessi alla vostra Circoscrizione. Difficile da finalizzare, se si pensa che i due Comuni hanno un loro nome, un loro gonfalone, un loro centro “naturale” di aggregazione e di socialità e se si aggiunge che non si deve creare l’ennesimo angolo di periferia della metropoli di turno.
Per realizzare tale progetto dobbiamo dotarci di nuovi strumenti e ripensare l’area metropolitana in termini di area omogenea, il cui carattere distintivo rispetto all’area metropolitana, è la possibilità di modulare l’ambito dell’area omogenea a seconda dei settori di intervento. Faccio un esempio che riguarda la mia città: Milano potrebbe avere più aree omogenee a seconda delle problematiche ed essere suddivisa in area omogenea peri il Traffico e Viabilità, in area omogenea per l’Ambiente, in area omogenea per la Trasformazione Urbanistica, etc.
Per raggiungere tale obiettivo le regole date dal Governo devono essere poche, chiare e flessibili, in modo da adattarsi alle diverse realtà metropolitane: da Venezia che è un tutt’uno con la sua Laguna, a Roma, a Genova, è necessario produrre una normativa che permetta agli amministratori democraticamente eletti e dunque legittimati dal voto dei cittadini, a operare quelle trasformazioni atte a realizzare il Decentramento territoriale, senza dar luogo ad oligarchie particolari, ma conferendo agli amministratori stessi la possibilità di agire in modo più autonomo rispetto ad oggi.
Nel fare ciò gli amministratori avranno come punto di riferimento specifico e unificante i cittadini e le loro esigenze.
Concludendo, quindi, ritengo che per trasformare le 9 “aree metropolitane” in zone avanzate, in grado di sfruttare appieno le loro potenzialità e diventare il motore dello sviluppo nel nostro Paese bisogna superare l’idea della città metropolitana, come fino a oggi è stata immaginata, orientandosi verso la creazione di consorzi tematici ad ambito variabile, composti dal comune capoluogo e dai sindaci dei comuni circostanti.
SECONDO INTERVENTO
Ringrazio il Presidente del Municipio III di Roma Orlando Corsetti per l’invito alla tavola rotonda di oggi e per aver scelto come oggetto del nostro dibattito il problema del Decentramento e la realizzazione della città metropolitana.
La realizzazione della città metropolitana per Milano e per quasi tutte altre città individuate come città metropolitane, con l’esclusione di Roma, rappresenta una criticità irrisolta. Mentre il Comune di Roma con i suoi 1507 chilometri quadrati di estensione, ha effettivamente le dimensioni di un’area metropolitana, tutte le altre realtà, a partire da Milano (che pur sempre è la seconda città, con 181 chilometri quadrati), hanno una superficie nettamente inferiore. Basta pensare che nella città di Roma ci sono tre Circoscrizioni che hanno un’estensione maggiore dell’intera città di Milano.
Capisco e comprendo la riforma Decentramento che si sta realizzando nella Capitale, città così estesa e con un elevato numero di cittadini e altresì comprendo le motivazioni che vi hanno indotto a trasformare i Consigli di Circoscrizione in Municipi; tuttavia ritengo difficile che tale formula possa essere riproposta per altre realtà.
A Milano il Decentramento nasce verso la fine degli anni Sessanta e i Consigli di Zona, eletti per la prima volta alla fine degli anni Settanta sono stati istituiti come forma di coinvolgimento dei cittadini nella vita comunale, non per rispondere ad un esigenza di sussidiarietà, ma secondo un principio di attiva partecipazione. Sono gli anni in cui ci si sente protagonisti della storia, gli anni in cui dai consigli di fabbrica ai consigli di quartiere si passano ore a discutere di grandi temi, come la guerra nel Vietnam e la crisi economica. Il Consiglio di Zona, quindi, nasce in quegli anni per dare un luogo istituzionale alla voglia di partecipazione della gente.
A Milano, per molto tempo la situazione è rimasta invariata. Non ci si è preoccupati, se non sulla carta, di indicare una serie di competenze e servizi che dovevano essere delegate ai Consigli di Zona. Di fatto, l’unico ruolo svolto da tali istituzioni era di dare la possibilità al cittadino di sfogarsi, di sentirsi partecipe dell’attività amministrativa.
Via via, però, tale volontà di partecipazione dei cittadini, come ha ricordato stamane l’On. Cento, è venuta meno.
Oggi Il cittadino guarda meno agli ideali e più ai risultati. Ha voglia essere coinvolto e sui singoli problemi concreti si aspetta risposte concrete. Non cerca tanto luoghi dove dibattere la propria opinione, ma un’istituzione in grado di risolvere i problemi.
Nel caso di Milano ci troviamo di fronte a un Comune che fino a oggi, data la ridotta estensione territoriale, è riuscito a dare una risposta alle esigenze dei cittadini.
A Milano, che attualmente è divisa in nove zone di Decentramento la cui popolazione varia in media tra i 140.000 e i 180.000 abitanti, pensare quindi di duplicare gli uffici in ognuna di loro, risulterebbe a tutti gli effetti inconciliabile con la necessità di attuare economie di scala. Significherebbe, infatti, moltiplicare i costi e le gare d’appalto su tutti i servizi.
Pertanto il mio obiettivo, oggi, è individuare per il Consiglio di Zona un ruolo esclusivo rispetto all’Amministrazione Centrale. Stiamo studiando il modello per realizzare la sussidiarietà funzionale prevista dalla Comunità Europea, che attribuisce l’erogazione dei servizi all’Ente Locale più vicino al cittadino, che risulta al contempo in grado di esercitarli nella maniera più efficiente rispetto agli altri Enti Locali.
Da qui bisogna partire per definire il loro ruolo esclusivo e per individuare di conseguenza le competenza da attribuirgli.
La caratteristica principale dei Consigli di Zona è di essere istituzioni di prossimità fortemente ancorate al territorio.
I Consigli di Zona hanno la capacità di raccogliere direttamente e velocemente le esigenze del cittadino, perché sono quotidianamente in contatto con loro. Il Consigliere di Zona incontra il cittadino al giardinetto, per strada, quando va a comperare il giornale o a bere il caffè.
I due settori in cui si dovranno individuare le competenze sono le “manutenzioni” e le “attività territoriali”. In primo luogo dovrà essere delegato ai Consigli di Zona l’esercizio della manutenzione ordinaria e il monitoraggio della gestione dei Global Service, mantenendo un sistema unico e centralizzato di espletamento delle gare secondo una logica di riduzione dei costi. Una seconda funzione fondamentale che dovranno esercitare i Consigli di Zona, in una metropoli come Milano e probabilmente in ognuna delle altre città candidate a diventare aree metropolitane, è di promuovere una rete territoriale di iniziative, diventando i motori di una serie di attività che coinvolgono il cittadino.
Soprattutto in una metropoli dove i rapporti interpersonali sono sempre più difficili, il Consiglio di Zona può e deve diventare una presenza puntuale e personalizzata sul territorio, costruire e sviluppare la rete di contatti con e tra i cittadini.
Anche in questo caso è utile fare un esempio. L’anziano che vive a Milano, magari in un quartiere di periferia, raramente si reca in Centro per partecipare alle attività culturali organizzate dal Comune. Spesso la difficoltà di prendere i mezzi fa sì che resti confinato nel suo quartiere, senza alcun tipo di contatto. In situazioni come queste anche il più piccolo coinvolgimento è di vitale importanza.
Di fronte a tale necessità, nessuno meglio dei Consigli di Zona, calati direttamente sul territorio e a stretto contatto con queste realtà, è in grado di dare questo tipo di risposte e di offrire i servizi alla persona realizzando anche l’integrazione sociale con le nuove realtà extracomunitarie. Obiettivo principale è far capire al cittadino la natura dell’istituzione che ha di fronte, trovando momenti di dialogo e di incontro che possono essere promossi soltanto da chi riesce a conoscere il territorio e le sue problematiche in maniera molto puntuale.
Inoltre, l’occupazione positiva del territorio, che deve rappresentare una delle “missioni” dei Consigli di Zona e del Decentramento, rappresenta il miglior strumento per affrontare e ridurre la criminalità da parte degli Enti Locali, che non hanno attribuzione in materia di Ordine Pubblico.
Infine, se e quando saranno realizzate le aree metropolitane, è chiaro che accanto alle funzioni appena indicate, che saranno divenute permanenti, le Zone o Municipi o Comuni, o come saranno altrimenti definite dalla legge, dovranno assumerne molte altre.
Tuttavia oggi, per quanto riguarda Milano, data la peculiarità del suo territorio, è difficile ipotizzare altre competenze da attribuire alle Zone. - 14 DICEMBRE 2002 Il Circolo Culturale Carlo Perini annovera tra i suoi amici di sempre e tra i suoi membri moltissimi personaggi importanti e ringrazio quindi il Presidente Antonio Iosa per avermi invitato alla celebrazione di questo storico anniversario.Sin dalla sua fondazione questo circolo è stato un punto di riferimento importante per la città di Milano, rappresentando un modello da seguire per creare circuiti culturali nelle Zone di Milano, specialmente in periferia rendendosi noto per l’impegno e il respiro cittadino del dibattito culturale che continua a promuovere su alcuni importanti temi della città. Mi riferisco, soprattutto, agli studi e alle ricerche sul territorio, che hanno riscoperto e valorizzato “l’altra Milano”, quella dei Cento Quartieri e dei 9 Consigli di Zona.I Consigli di Zona sono sorti con un ruolo preciso nella nostra città come risposta al desiderio di partecipazione attiva e democratica dei cittadini alla vita delle istituzioni. A Milano, come nelle altre città d’Italia, infatti, il Decentramento nasce alla metà degli anni Settanta per coinvolgere i cittadini e assecondare la loro voglia di partecipazione attiva alla vita comunale. I Consigli di Zona sono istituiti per dare uno sbocco istituzionale a questo desiderio diffuso di partecipazione della gente. Da quel momento il prioritario, e per molto tempo unico, ruolo dei Consigli di Zona coincide con il dare al cittadino la possibilità di rappresentare le proprie esigenze facendolo così sentire partecipe dell’attività amministrativa della città.Tuttavia, la volontà di partecipazione attiva alla vita pubblica si è ridotta sensibilmente nel tempo e ciò, insieme alla crisi del sistema di diffusione capillare dei partiti sul territorio, ha determinato la crisi dei Consigli di Zona che è affrontata dalla Giunta Albertini con un’importante opera, prima di ristrutturazione del Decentramento cittadino ed ora di ridefinizione del ruolo dei Consigli di Zona.Dall’inizio del mio mandato mi sono adoperato per individuare e definire specificatamente gli ambiti in cui il Decentramento è in grado di esercitare una funzione maggiormente efficace ed efficiente, rispetto a quella dell’Amministrazione Centrale, senza che ciò comporti una duplicazione degli apparati burocratici per l’Ente Locale ed un aggravio di costi.Oggi, a conclusione del lavoro compiuto, ritengo di poter affermare che a Milano la vera vocazione del Decentramento sia di costruire, sviluppare e consolidare una rete di aggregazione e socializzazione nei quartieri e di svolgere un puntuale ed efficace ruolo di presidio delle attività di mantenimento in efficienza della città e di “antenna” dei bisogni del territorio.Alle Zone deve essere attribuito un ruolo primario, che le renda protagoniste della qualità della vita sul territorio, un ruolo che è possibile concretizzare solo attraverso l’attribuzione di tutte quelle competenze che permettano alle Zone, da un lato di essere il motore e il patrocinatore di quell’insieme di attività culturali, sportive, ricreative, sociali e aggregative, che possiamo a ragione definire “territoriali”; e dall’altro, al tempo stesso, di esercitare un autorevole presidio sul territorio attraverso il conferimento delle competenze necessarie a verificare il puntuale e corretto mantenimento delle aree verdi, dei campi gioco, degli edifici scolastici, delle strade e di qualsiasi altra struttura di interesse zonale.Ritornando al Circolo Perini, ho avuto modo di conoscere il ruolo di coordinamento da esso svolto negli anni, espresso nella grande capacità di riunire i tanti comitati spontanei di quartiere rappresentanti della società civile e politica milanese, per rivendicare una maggiore attenzione verso i quartieri periferici.Visto quanto fatto in passato, sono certo che il Circolo Perini, operando in un’ottica di attenzione al processo di sviluppo di una Milano policentrica, saprà sempre più collaborare con i Consigli di Zona e, soprattutto, con la Zona 8 sul cui territorio si trova radicato da quarant’anni.Come Assessore al Decentramento accolgo, con interesse e favore, l’appello lanciato dal presidente Antonio Iosa per dare una sede più ampia al Circolo, ove promuovere anche iniziative di convegno, dibattito e seminari di studi. Sottolineo inoltre la mia piena disponibilità a trovare una soluzione adeguata, soprattutto, al problema della ricerca dei locali ove costituire l’archivio storico sui Quartieri e sulle Zone di Milano e, in particolare, sulla Zona 8. Il Circolo è, infatti, un osservatorio privilegiato sulle periferie urbane e sull’esperienza del decentramento amministrativo milanese, come testimoniato dal primo volume su “I quartieri di Milano” pubblicato nel 1971, dal secondo volume “Dall’Accentramento al Decentramento – L’esperienza di Milano” pubblicato nel 1976, dalla ricerca sui “Giornali di Zona e di Quartiere” pubblicata nel 1995 e, soprattutto, il volume su “La narrazione alternativa della città” (1997) e gli ultimi due volumi “Memoria storica e rinnovo urbano – I Quartieri di Milano” pubblicato nel 1999.Ecco perché, come rappresentante del Comune di Milano, mi sento chiamato in causa e sono interessato a compiere questo intervento di recupero e di valorizzazione del materiale archivistico giacente presso la segreteria-deposito del Circolo, trovando, in Quarto Oggiaro, locali idonei e pensando anche a trovare una soluzione per riordinare e per catalogare la documentazione conservata.E’ questo un impegno che prendo non come facile promessa politica, ma perché convinto che il Perini sia un’istituzione della società civile milanese da tutelare e da sostenere, anche nella prospettiva di collaborazione e di coinvolgimento della Zona 8 nella gestione del progetto europeo “Urban 2”.Con l’auspicio che il Circolo Culturale Perini possa proseguire nella sua attività con maggiore serenità e fiducia per il futuro sono certo che saprà anche mantenere i rapporti e i collegamenti di collaborazione, sia con le istituzioni centrali che con i Consigli di Zona. Grazie a tutti per l’attenzione. 13 DICEMBRE 2003: MILANO E I GIOVANI, LA PROPOSTA DEI CENTRI DI AGGREGAZIONE GIOVANILESala Alessi di Palazzo Marino Benvenuti al Convegno “Milano e i Giovani – La proposta dei Centri di Aggregazione Giovanile” organizzato dall’Assessorato al Decentramento in collaborazione con i CAG di Milano per affrontare due argomenti di grande attualità e importanza.Nella prima parte della mattinata analizzeremo il rapporto tra Milano, realtà complessa e multiforme e i giovani grazie all’importante contributo dei relatori che sono seduti qui accanto a me e che ringrazio per aver accettato l’invito a dibattere su questo tema che tanto ci sta a cuore: Isabella Bossi Fedrigotti...Sala Alessi di Palazzo Marino Benvenuti al Convegno “Milano e i Giovani – La proposta dei Centri di Aggregazione Giovanile” organizzato dall’Assessorato al Decentramento in collaborazione con i CAG di Milano per affrontare due argomenti di grande attualità e importanza.Nella prima parte della mattinata analizzeremo il rapporto tra Milano, realtà complessa e multiforme e i giovani grazie all’importante contributo dei relatori che sono seduti qui accanto a me e che ringrazio per aver accettato l’invito a dibattere su questo tema che tanto ci sta a cuore: Isabella Bossi Fedrigotti, scrittrice ed editorialista del Corriere della Sera; Gustavo Pietropolli Charmet, docente di Psicologia Dinamica e scrittore di numerosi saggi sull’adolescenza; Giancarlo Rovati, professore di Sociologia Generale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Purtroppo, con molto rammarico, non sarà presente oggi Don Gino Rigoldi, cappellano dell’Istituto Cesare Beccaria, vittima dell’influenza.Nella seconda parte della mattinata ci dedicheremo ai Centri di Aggregazione Giovanile di Milano ma anche di altre città, conoscendo più da vicino queste strutture e le attività svolte dai ragazzi grazie alla testimonianza degli educatori che operano in prima linea in queste realtà per noi molto importanti. Un grazie quindi anche a loro per essere qui: Roberto Testa e Gabrio Rognoni, responsabili del Collegamento Territoriale CAG Milano Città; Pasquale Salerno Responsabile del Progetto Giovani del Comune di Torino; Luigi Regoliosi, professore di Sociologia presso l’Università Cattolica di Brescia che ci illustrerà lo studio sui Centri di Aggregazione Giovanile realizzato per il Comune di Milano.Prima di cedere la parola ai relatori vorrei esprimere alcune riflessioni sul tema del convegno di oggi.L'adolescenza è un momento particolare nella vita di tutti, un momento di passaggio tra la dimensione di bambino e quella di giovane adulto. Questa fase di cambiamento suscita disagio, paura, disorientamento e spesso angoscia, dovuti al fatto di non sapere che cosa ci aspetta, mettendo in dubbio ciò che si è stati sino a quel momento.La società di oggi, la cosiddetta società della comunicazione, del dover arrivare, del dover per forza realizzarsi, è una società che rischia di accrescere il disorientamento e il disagio che vivono gli adolescenti, perché i modelli che vengono proiettati e imposti sono spesso artefatti, lontani dal vivere comune, irraggiungibili, e perché questa frenesia della nostra società fa sì che i capisaldi educativi che si sono consolidati nel tempo (la scuola, la famiglia, gli oratori), stanno progressivamente perdendo la capacità di essere vicino ai giovani e di sostenerli in un passaggio estremamente difficile. La società della comunicazione poi, con le innovazioni tecnologiche, con Internet, se da un lato consente cose che prima non erano possibili, decisamente positive, dall’altro rischia di ingrandire la solitudine e la difficoltà di comunicare manifestata oggigiorno più o meno da tutti i giovani. Una cosa che mi ha molto sorpreso è l’aver saputo che per i giovani di 15 - 20 anni il metodo più sicuro per conoscere persone oggi sia attraverso le chat. Questo significa che le relazioni interpersonali sono necessariamente mediate, l’atto del conoscersi e del confrontarsi con gli altri è progressivamente sostituito dal rapporto con uno strumento, perdendo la sua naturalezza e immediatezza.Questa realtà è presente in maniera massiccia soprattutto in grandi città come la nostra perché Milano è una città che offre molto ai giovani in tutti i sensi, sia in senso positivo con le tante offerte culturali, sportive e d’intrattenimento, sia purtroppo dal punto di vista negativo attraverso il disagio sociale, l’emarginazione la difficoltà di vivere in alcuni quartieri di periferia dove, ancora sono presenti, spaccio di stupefacenti, microcriminalità e degrado. Ecco, questo è il contesto multiforme in cui oggi gli adolescenti vivono.Ciò che chiediamo ai nostri relatori è di aiutarci a capire innanzitutto se il quadro che ho tratteggiato corrisponde alla realtà e se sì, come affrontare e risolvere le problematiche che da esso emergono che cosa dobbiamo fare nel momento dell’adolescenza? Le difficoltà che ognuno vive possono essere trasformate in energia positiva, in presenza attiva all’interno della città?Una possibile risposta a questi interrogativi è stata in parte data dai CAG, realtà passata al mio assessorato da poco più di un anno. Prima queste strutture erano in carico ai Servizi Sociali a testimonianza della ragione per cui erano nati: affrontare i disagi legati al grande problema giovanile della tossicodipendenza per poi aiutare i giovani anche in altri ambiti sul territorio e diventare un punto di riferimento stabile nei diversi quartieri, prestando attenzione non solo al disagio, ma anche alle sollecitazioni positive provenienti dagli stessi giovani.Raccontare a tutti questa realtà, una realtà così ricca, fatta di confronti quotidiani con i giovani a volte difficili perché condotti in prima linea, è assolutamente indispensabile per mantenere vitale il tessuto connettivo e sociale della città.Il nostro compito di oggi è riflettere su come continuare ad ampliare questo servizio riuscendo a individuare per la città un modello ambrosiano di aggregazione sul territorio, tracciando delle linee guida su cui proseguire nei prossimi mesi. SECONDA PARTELa seconda parte di questo convegno è dedicata specificatamente ai Centri di Aggregazione Giovanile del Comune di Milano e alla possibilità di rendere queste strutture del Comune di Milano sempre più conosciute ed efficaci e frequentate dai giovani della città.I protagonisti di questo approfondimento saranno gli educatori e gli operatori dei CAG rappresentati in questa occasione da Roberto Testa e Gabrio Rognoni del Collegamento Territoriale CAG di Milano città, organo formatosi per favorire il confronto, la riflessione e l’ approfondimento delle tematiche che riguardano il mondo dell’aggregazione giovanile. A me il compito di raccontare, in sintesi, cosa sono i Centri di Aggregazione Giovanile di Milano.I primi CAG voluti dal Comune di Milano per assicurare ai giovani spazi autonomi di aggregazione, di espressione e di libertà nascono a Milano nel 1984. Il primo è il Centro Giovani di Quarto Oggiaro. Negli anni immediatamente successivi, insieme alla crescente attenzione istituzionale, si delinea progressivamente l’obiettivo di occupare significativamente il territorio, scegliendo di operare in zone e quartieri in cui più si manifesta il disagio giovanile, spesso legato al fenomeno della tossicodipendenza. Nello stesso periodo anche le organizzazioni del privato sociale promuovono analoghe esperienze, ispirate al modello di CAG delineato dalla normativa regionale e il Comune avvia le prime convenzioni con soggetti privati.Dal 1990 ad oggi si assiste a un ulteriore incremento degli interventi comunali per i giovani e la rete cittadina raggiunge i 25 centri che trovano nell’organismo denominato Coordinamento Territoriale, il punto di riferimento per la condivisione di alcune attività ed iniziative. Attualmente vi è una consistente, anche se non perfettamente omogenea, distribuzione dei CAG sul territorio La situazione attuale evidenzia una realtà multiforme, assai articolata, che annovera oltre a centri di recente costituzione enti la cui storia comincia ad essere significativa già dal 1984. Il CAG ha quasi sempre un raggio di azione circoscritto al quartiere, pur estendendo alcune delle sue iniziative a tutto il territorio della zona di riferimento. A Milano oggi i CAG sono 25 di cui 4 gestiti direttamente dal Comune di Milano e 21 gestiti dal privato sociale. Per capire l’entità del fenomeno e la capacità di intercettare i giovani è interessante valutare la realtà dei CAG attraverso alcuni dati: 2750 sono i ragazzi giovani che hanno frequentato i centri di aggregazione giovanile. Parliamo dei 18 centri che hanno un rapporto più stretto con il Comune di Milano, perché gestiti direttamente, oppure perché convenzionati con il Comune di Milano. Gli operatori impegnati stabilmente sono 110 insieme a una significativa presenza di volontari. Il dato degli utenti va di pari passo con il servizio offerto che non è di semplice accoglienza ma di incontro e di creazione di un rapporto continuativo con i ragazzi che frequentano il centro. Essendo gli operatori solo tre o quattro per CAG è difficile pensare di poter tentare lo stesso tipo di approccio con un numero maggiore di persone, anche se la disponibilità ad accogliere tutti è sempre presente. Come accennato, il ruolo dei CAG non è solo di offrire luoghi e momenti di ricreazione, ma è di seguire i ragazzi in un momento di crescita peculiare come l’adolescenza e svolgere una funzione educativa che è di ascolto, di condivisione e di confronto.La popolazione dei CAG è composta da un nucleo abbastanza consistente di frequentatori stabili soprattutto legati al doposcuola, quindi all’area del sostegno scolastico, affiancato da un gruppo di frequentatori meno assidui e fedeli, più attirati dalle attività di libera aggregazione. Dei centri i ragazzi non sono solo i frequentatori, essi lì riconoscono come un “loro luogo” attraverso l’amicizia, la complicità con gli educatori, le esperienze significative da loro vissute. Gli addetti dei CAG sono nella maggioranza educatori professionali, che hanno maturato una significativa esperienza durante anni di attività. Ad essi si affiancano anche numerosi volontari. L’impegno dell’Amministrazione Comunale, non solo è stato rinnovato, ma si intende assolutamente legato alla necessità di mantenere e sviluppare, anche in termini di risorse economiche, l’impegno nei confronti dei giovani. Per quanto mi riguarda, nonostante le riduzioni complessive del bilancio del Comune di Milano, che di anno in anno scende dell’1-2 per cento, per i CAG è stata mantenuta la stessa spesa. Fino ad ora non siamo stati in grado di incrementarla, ma contiamo di poterlo fare l’anno prossimo, ripartendo i tagli su tutti gli altri settori che necessitano, in misura minore, di finanziamenti.La maggior parte delle attività proposte nei centri di aggregazione è dedicata al sostegno e al recupero scolastico. Questa attività è una chiave estremamente importante per creare un rapporto di condivisione con i ragazzi del programma educativo. Accanto alle attività ricreative e di libera aggregazione seguono nell’ordine: i laboratori espressivi teatrali, i corsi di calcetto e altri sport, la spray art, la composizione e la realizzazione grafica di fumetti, la break dance. Negli ultimi anni, inoltre, in alcuni CAG, si stanno sperimentando iniziative tese ad aprire i centri alle attività con i ragazzi stranieri. La programmazione delle attività avviene con scadenza semestrale e prevede la condivisione di indirizzi comuni attraverso l’unione periodica degli educatori .Oltre al recupero scolastico le attività comprendono, come già detto, la libera aggregazione, i corsi di varie materie, i laboratori, gli stages e in tre centri su quattro, dove funzionano sale prova musicali, anche la possibilità di suonare liberamente e utilizzare l’espressione musicale come momento e veicolo di condivisione e di sviluppo positivo delle capacità personali. L’attività prevede anche progetti particolari diretti a coinvolgere i genitori nel programma educativo e di crescita dei figli: incontri e dibattiti, momenti di confronto durante i quali approfondire e discutere delle problematiche giovanili aiutando e sostenendo le famiglie.Per quanto riguarda i soggetti del privato sociale, di cui abbiamo già tratteggiato le caratteristiche, l’Amministrazione Comunale riconosce la significativa valenza dei centri da loro gestiti.Si tratta in genere di associazioni, fondazioni senza fini di lucro, cooperative di solidarietà sociale, che hanno sviluppato interventi significativi nella propria zona di riferimento, o ancora di organizzazioni fortemente radicate nel tessuto sociale locale, nate come espressione di un movimento di volontariato, con conoscenza delle esigenze, delle problematiche, delle risorse territoriali. Conoscono la realtà giovanile, hanno maturato idonee modalità di approccio coi ragazzi, posseggono competenze, affidabilità e rispetto per l’intervento con i minori a rischio e non. Quanto appena detto giustifica e spiega il perché i CAG, nell’anno 2002, sono stati trasferiti dal Settore Servizi Sociali al Settore Decentramento e ai Consigli di Zona. Se nati in passato per affrontare il disagio sociale legato alla tossicodipendenza e per affrontare problemi di analoga importanza sul territorio, oggi hanno cambiato progressivamente il proprio approccio e la modalità d’intervento. Il riferimento al territorio, all’ancorarsi ad un quartiere, riuscendo ad entrare in contatto con queste aree d’intervento, fa capire che i centri sono delle realtà fortemente legate al territorio e per questo la loro giusta collocazione è nel Decentramento, proprio per creare un rapporto di cooperazione con i Consigli di Zona.I partner naturali dei Consigli di Zona nel ruolo di rivitalizzazione dei quartieri periferici sono dunque anche i CAG, che operano su un segmento di popolazione molto particolare come i giovani.Il convegno di oggi ha anche questo scopo: far conoscere i CAG anche alla gente che vive nei quartieri, che ne ha sentito parlare solo occasionalmente o perché magari ha visto i murales sugli edifici sede dei CAG e un gran viavai di giovani, ma non si è mai interrogato più di tanto su che cosa succedesse all’interno degli edifici. Infine, vorrei riallacciarmi a quanto detto dalla dottoressa Bossi Fedrigotti durante la prima parte del convegno, per dire che, in genere, la gente sottovaluta o non sa ancora dell’ importantissima attività svolta dai CAG, che spesso non ha gli strumenti per farsi conoscere di più. Dal momento del trasferimento di queste strutture ai Consigli di Zona è stato compiuto un percorso fondamentale. Durante le sedute delle Commissioni di Zona sono stati trattati molti interventi ed è stato attivato all’interno del Comune di Milano un momento di confronto che si affianca al collegamento territoriale e che ha lo scopo di ragionare anche sulla specificità milanese per dare una risposta “personalizzata” a Milano. Il nostro ruolo è di essere la voce fuori campo poiché i veri attori protagonisti di questo grande progetto non siamo noi, come istituzione, ma gli operatori dei CAG: i nostri e quelli del privato sociale. Il nostro compito è di metterli in condizione di operare al meglio e di organizzare molteplici attività di carattere aggregativo e divulgativo, consolidando l’importante attività che già da tempo svolgono.L’estate scorsa, ad esempio, abbiamo realizzato in quattro quartieri di periferia, Famagosta, Gratosoglio, Gallaratese e Crescenzago, Music Zone by Centri Giovani, un’ iniziativa musicale con il compito di coinvolgere i giovani e i loro gruppi rock, anche sul palco, a suonare davanti ad un pubblico di giovani e adulti, valorizzando le loro capacità e la loro creatività ed evidenziando il percorso di formazione realizzato nei CAG.Il nostro prossimo progetto è la realizzazione di un sito internet dei CAG che consenta a tutti i gli operatori e a tutti i centri, ma soprattutto ai ragazzi, di avere una propria voce presente ed efficace nella rete, luogo di incontro e di scambio prediletto dai giovani di oggi.A noi non resta che continuare ad affrontare le problematiche giovanili in incontri come quello che si è svolto oggi, un seminario è già in programma per il maggio prossimo, affrontando l’argomento in maniera critica e costruttiva, mantenendo viva l’attenzione sulla realtà dei CAG e impostando efficacemente l’azione educativa e formativa destinata ai giovani. 15-16 GIUGNO 2002: VILLAGGIO DEL DECENTRAMENTODue giorante di convegno dedicate al Decentramento MILANO CANTIERE DELLA CITTA’ POLICENTRICARingrazio molto il Sindaco Gabriele Albertini, il Rettore dell’Università di Milano Bicocca Prof. Marcello Fontanesi e i colleghi di Giunta che hanno accolto l’invito di visitare il Villaggio del Decentramento e di partecipare a questa prima giornata di convegno dal titolo “Milano, cantiere della città policentrica”. L’idea di realizzare il Villaggio del Decentramento nasce dal desiderio, dopo circa un anno di lavoro, di organizzare un momento di confronto aperto ai cittadini durante il quale tracciare un quadro generale delle attività realizzate dall’ Amministrazione Comunale.Due giorante di convegno dedicate al Decentramento MILANO CANTIERE DELLA CITTA’ POLICENTRICARingrazio molto il Sindaco Gabriele Albertini, il Rettore dell’Università di Milano Bicocca Prof. Marcello Fontanesi e i colleghi di Giunta che hanno accolto l’invito di visitare il Villaggio del Decentramento e di partecipare a questa prima giornata di convegno dal titolo “Milano, cantiere della città policentrica”. L’idea di realizzare il Villaggio del Decentramento nasce dal desiderio, dopo circa un anno di lavoro, di organizzare un momento di confronto aperto ai cittadini durante il quale tracciare un quadro generale delle attività realizzate dall’ Amministrazione Comunale. Ho voluto in particolare focalizzare l’attenzione su quella che ritengo sia stata la vera mission del sindaco Albertini e del suo gruppo di Giunta a partire dal suo primo mandato nel 1997: rendere Milano una città policentrica.Ho voluto che fosse offerto un panorama complessivo di tutto il lavoro che si sta compiendo portando il convegno in un quartiere di periferia dove i cittadini affrontano spesso i disagi dei cantieri e dei processi di riqualificazione ma non conoscono mai fino in fondo le ragioni e le finalità dei cambiamenti che vedono intorno a loro, né i progetti né l’entità dei soldi spesi.Milano è una città che, come molti hanno ricordato, è la capitale italiana dell’economia e della finanza, una città leader in Europa che da sempre ha attratto risorse economiche e umane, ma durante la sua espansione talvolta frenetica, ha sviluppato alcune problematiche tipiche della grande metropoliNonostante tutto ciò Milano resiste ancora come città a misura d’uomo. Nasce dall’aver inglobato grandi quartieri e in molti casi piccoli comuni, che per molti anni hanno mantenuto una loro caratterizzazione; nasce dalle grandi fabbriche che sono ormai uscite dalla città lasciandosi alle spalle vaste aree dimesse. Accanto ai grandi progetti urbanistici e alle enormi risorse economiche stanziati per il risanamento delle aree dimesse, per la manutenzione delle case popolari, per l’illuminazione delle strade e dei quartieri, è necessario intervenire sulla vita quotidiana dei cittadini, integrare coloro che arrivano nelle nuove strutture abitative e coloro che arrivano per cercare lavoro e per portare lavoro, secondo i dettami della nuova economia.La grande industria non c’è più, non c’è più la microindustria. Adesso ci sono le società di servizi, che sono estremamente attive e dinamiche, ma hanno bisogno di trovare un terreno favorevole al loro sviluppo;
La nostra città ha il merito di essere ancora una città a misura d’uomo, nonostante sia una delle maggiori città europee. Non presenta quei lati negativi tipici delle città americane come New York e Washington ed europee come Parigi e Londra. In queste città si trovano quartieri che stanno diventando “quartieri ghetto” dove è difficile vivere data la presenza di un alto tasso di criminalità. Milano ha invece la fortuna, nonostante abbia molte problematiche in comune con queste città, di non avere quei lati negativi. Perché questo? Neanche le altre città hanno voluto per forza creare realtà di disagio e situazioni di difficoltà all’interno della loro cintura urbana. Tali situazioni si sono create proprio perché le amministrazioni di quelle città non sono state in grado di governare i processi di sviluppo urbano e i flussi di immigrazione.Partendo da questa situazione favorevole, parallelamente ai grandi interventi di risanamento del tessuto urbanistico, dobbiamo costruire una solida rete di aggregazione e socializzazione sul territorio; dobbiamo fare in modo che i nuovi edifici costruiti in città, come lo splendido complesso dell’Università di Milano Bicocca, di cui ci ha parlato il Rettore Fontanesi, siano ben integrati e al servizio della città e dei sui cittadini senza diventare un’isola a se stante.Riuscire a creare le condizioni affinché le nuove funzioni urbane che si realizzano nelle città siano volano di vita e di rinascita della città non è semplicissimo. Stiamo organizzando una serie di iniziative ed eventi per aprirci ai quartieri, ma abbiamo difficoltà a coinvolgere la gente e tutte quelle attività, commerciali e artigianali, che vivono e danno vita ai quartieri. Il grande compito che ci aspetta è far rinascere sulla nuova struttura urbanistica una nuova rete di rapporti sociali, rivitalizzando il tessuto sociale già esistente e favorendo l’integrazione dei nuovi cittadini, soprattutto stranieri, che hanno la tendenza a formare delle comunità isolate.Questo compito, anche se risulta essere meno visibile rispetto a un qualsiasi intervento sulla città – vedi i grandi progetti urbanistici, la costruzione di nuove infrastrutture o il risanamento e la manutenzione straordinaria degli stabili comunali - non è meno importante, perché è diretto ad accrescere la qualità della vita dei cittadini.Creare un quartiere molto bello ma isolato rispetto al resto della città è un errore che non dobbiamo fare. In passato a Milano sono stati edificati interi quartieri al solo scopo di dare un’abitazione ai tanti che si erano trasferiti per motivi di lavoro nella nostra città, quartieri che si sono espansi a dismisura diventando periferia dormitorio senza piazze, né giardini, né luoghi dove la gente potesse aggregarsi mantenendo vivi i rapporti. Milano deve coltivare l’ambizione di mantenersi il più possibile metropoli a misura d’uomo, fondendo la sua indentità più forte di grande metropoli, dinamica e produttiva, con l’anima del borgo dai cento quartieri. In questo progetto di rivitalizzazione del territorio una parte rilevante sarà svolto dal Decentramento e dai Consigli di Zona, per cui è stato individuato un ruolo nuovo e specifico. I Consigli di Zona, che sono di fatto l’istituzione comunale più vicina ai cittadini, devono diventare il motore della vita nei quartieri, della attività di aggregazione, di socializzazione, di sviluppo e di integrazione. Soprattutto quest’ultima deve essere svolta al meglio dando la possibilità ai nuovi “milanesi” provenienti dalle diverse parti del mondo di poter vivere e lavorare alla pari con gli altri cittadini superando i problemi di lingua e talvolta di diffidenza, problemi che nascono in situazioni di forte immigrazione. La presenza di cittadini stranieri deve essere accolta positivamente come elemento di arricchimento e tipico di una società moderna e civile.Il progetto di rivitalizzazione del territorio sotto l’attenta regia dei Consigli di Zona ha un altro fondamentale obiettivo: restituire ai cittadini quartieri sempre più sicuri, riducendo la presenza della microcriminalità, che li colpisce direttamente. Solo “ripopolando” le piazze, le strade, le aree verdi in modo positiva, realizzando iniziative lì dove la gente vive si riesce a riconquistare il territorio. Pensiamo ai momenti di aggregazione per coloro che difficilmente si spostano in Centro, come gli anziani che abitano per lo più nei quartieri popolari della periferia. Per loro organizzare il ballo liscio sotto casa, il torneo di bocce o di carte, soprattutto d’estate, significherebbe uscire di casa, incontrare gli amici e i conoscenti, vincere la solitudine, che in una città grande come Milano spesso si rivela la nemica peggiore.Dobbiamo fare dei Consigli di Zona, non un’istituzione che serve ad attribuire ruoli e compensi ai Consiglieri di Zona, ma una presenza attiva e visibile sul territorio attribuendole un ruolo che sia funzionale alle esigenze della città e dei cittadini e complementare con al ruolo svolto dall’Amministrazione Centrale. Questo ritengo sia il ruolo più alto, che permetterà a Milano di mantenere alto il livello di vivibilità che oggi ha e che indubbiamente, essendo una città estremamente dinamica e “veloce” dove si concentrano interessi e persone, corre il rischio di ridurre, come successo in altre grandi metropoli, il livello generale di qualità della vita. .Noi abbiamo raccolto la sfida di migliorare il volto della città: da un lato facendo rivivere i quartieri, facendo sì che la gente si trovi bene, socializzi, favorendo la rinascita dei rapporti sociali; dall’altro occupandosi direttamente della cura dei luoghi e degli edifici della città rispondendo prontamente alle segnalazioni dei cittadini. I Consigli di Zona devono diventare le antenna autorevoli di queste segnalazioni, delle tante piccole sollecitazioni del cittadino, che deve vedere le proprie richieste tradotte in intervento, mirato, efficace. I Consigli di Zona devono diventare il vero luogo del presidio del territorio e il luogo della capacità di risolvere e di intervenire in tempi estremamente certi e rapidi.Il nostro scopo è di avere un domani non una città unicentrica, con un unico Centro vitale a discapito delle periferie abbandonate al degrado, ma una metropoli policentrica, dei cento quartieri vivi e vitali riservando ai suoi cittadini la miglior qualità della vita possibile. 16 giugno 2002: LE ZONE PROTAGONISTE DELLA QUALITA’ DELLA VITA SUL TERRITORIO(parte prima)Ringrazio innanzitutto il Presidente Totino per aver voluto fare un bilancio e definire la linea futura delle iniziative e del nuovo ruolo individuato per le Zone.A un anno dall’inizio di un lavoro molto intenso ho ritenuto importante fare una sintesi ed un bilancio del lavoro svolto, soprattutto di ricerca e di approfondimento, per poter discutere del tema della qualità della vita, con voi e con le persone che lavorano già da tempo sui quartieri e sul territorio. Il Decentramento nasce alcuni decenni fa, spinto dalla voglia di partecipazione attiva e propositiva dei cittadini.(parte prima)Ringrazio innanzitutto il Presidente Totino per aver voluto fare un bilancio e definire la linea futura delle iniziative e del nuovo ruolo individuato per le Zone.A un anno dall’inizio di un lavoro molto intenso ho ritenuto importante fare una sintesi ed un bilancio del lavoro svolto, soprattutto di ricerca e di approfondimento, per poter discutere del tema della qualità della vita, con voi e con le persone che lavorano già da tempo sui quartieri e sul territorio. Il Decentramento nasce alcuni decenni fa, spinto dalla voglia di partecipazione attiva e propositiva dei cittadini.Questa fase estremamente positiva è venuta meno nel corso degli anni Ottanta, fino ad arrivare, ai primi anni Novanta, ad una situazione di malessere cronico, quando il cittadino - più che entrare nei Consigli di Zona, più che per partecipare all’attività e far arrivare la sua voce trascritta su un atto istituzionale all’Amministrazione Centrale – ha iniziato, invece ad identificare le istituzioni del Comune con il luogo dove denunciare i problemi pretendendo delle risposte tempestive, che le Zone non erano in grado di dare. Si sviluppa quindi una profonda situazione di crisi, che nel 1997, con l’elezione del primo mandato Albertini, giunge al suo momento culmine: quattordici Consigli di Zona su venti non riescono ad esprimere una maggioranza, diventano ingestibili e quindi vengono commissariati. Da quel momento inizia un’attività di ristrutturazione dei Consigli di Zona e del loro ruolo. Durante la passata legislatura ci si è occupati soprattutto della ristrutturazione dei Consigli di Zona, come ha ricordato prima l’amico Salvini. Le Zone sono state ridotte da venti a nove, è stato creato un sistema elettorale con un premio di maggioranza per garantire la stabilità dei governi, le Zone sono state ristrutturate dal punto di vista amministrativo istituendo dei Settori Zone. Oggi ogni Consiglio di Zona, ha una legittimità di Settore, ha un direttore di Settore al proprio vertice, quindi ha una capacità amministrativa molto più forte: questo è quanto è stato compiuto dal 1997 al 2001 e che ho ereditato all’inizio del mio mandato.A me è forse spettato il compito più difficile: quello di ridisegnare il ruolo dei Consigli di Zona e dettare, per un sistema che è stato ricostruito ed è pronto a funzionare, una programma da seguire.Il principio da cui sono partiti è stato di osservare che cosa succedeva nel resto d’Italia, dove erano presenti delle esperienze molto interessanti da cui poter mutuare un modello di riferimento.In un ambito politico amministrativo in cui le risorse economiche sono scarse, in cui c’è l’elezione diretta del Sindaco - che è giudicato dai cittadini per il suo operato, il suo modo di amministrare la città – i Consigli di Zona, il Decentramento devono avere un ruolo funzionale e complementare a quello dell’Amministrazione Centrale. Così mi sono posto il problema di capire in quali settori il Decentramento e i Consigli di Zona, potessero svolgere una funzione che fosse più efficiente ed efficace rispetto a quella dell’Amministrazione Centrale, senza che questo comportasse costi maggiori: nessun sindaco è disposto a spendere di più sulla base di valutazioni politiche, quando poi i risultati che arrivano ai cittadini non sono migliori.Partendo appunto da questa riflessione e da un’analisi di ciò che avviene nelle altre città metropolitane – con esclusione di Roma che è una realtà a se stante, caratterizzata da un’ area sette volte più estesa di Milano e con il doppio di abitanti - ho constatato che tutte le altre, Firenze, Torino, Genova, Bologna, hanno sviluppato quei settori dell’area dei servizi territoriali: servizi alla persona, capacità di aggregazione e integrazione, creare “la vita”, o con un termine molto bello che ho sentito ad un convegno della Caritas “fare società”, e poi essere delle istituzioni in grado di raccogliere le esigenze e i disagi dei cittadini. La città ha bisogno di un ente in grado di raccogliere le richieste e le esigenze dei cittadini. Si tratta di un compito impegnativo in termini di risposta, perché è difficile curare il verde con puntualità, riparare le strade, rinnovare i parchi gioco distrutti dai soliti vandali di quartiere, i mille problemi di manutenzione ordinaria delle scuole. È su questo tipo di interventi che il Consiglio di Zona è in grado di agire in maniera più veloce rispetto all’Amministrazione Centrale, cioè essere nelle condizioni di dare soluzione concrete ai piccoli e ai grandi problemi.Ci siamo mossi quindi su questa base cercando di ritagliare e di sviluppare questo tipo di identità nuova per i Consigli di Zona e soprattutto di testare anche sotto il punto di vista concreto mettendo in campo alcune iniziative, per capire se il Consiglio di Zona è in grado di svolgere questo tipo di attività e se questa attività è richiesta o necessaria per la città di Milano. Vi illustro alcuni esempi. Alla fine dello scorso anno, abbiamo realizzato un’importante iniziativa dedicata all’introduzione dell’euro, perché ci siamo resi conto che il Comune ed altre istituzioni come anche la Rai, avevano iniziato a fare delle riflessioni molto importanti e giuste sul tema, ma poi nessuno aveva spiegato agli anziani e ai cittadini in generale, come erano le monete, quando si iniziava ad usarle, quando si doveva cambiare i soldi, come si faceva un assegno e così via.Allora abbiamo fatto una serie di convegni-incontro con le Associazioni dei Commercianti, abbiamo organizzato degli spettacoli di cabaret, abbiamo fatto realizzare degli Euroconvertitori e siamo andati dalla gente a spiegare gli aspetti più pratici legati all’introduzione della nuova moneta. Il risultato è stato straordinario: centinaia di persone, dalle casalinghe, agli anziani, ai giovani sono intervenute, ci hanno ringraziato affermando che sapevano tutto del patto di stabilità e delle ripercussioni economiche europee e mondiali, ma nessuno aveva chiaramente spiegato come utilizzare, all’atto pratico, la nuova moneta. Quindi abbiamo pensato che fosse questo il modello giusto da seguire e abbiamo realizzato altre iniziative. Pochi giorni fa a Ponte Lambro abbiamo inaugurato un’estate di eventi negli spazi del C.T.S.[1][1] di via Parea, che è stato messo a disposizione dei cittadini del quartiere per diverse serate d’estate dedicate al ballo liscio, alla musica per i giovani, a molte altre iniziative di coinvolgimento della cittadinanza. Anche in questo caso la risposta è stata importante e positiva, soprattutto per i cittadini della zona che si sono sentiti di nuovo padroni del loro quartiere e della loro città.All’interno del Villaggio del Decentramento, che è stato appositamente allestito per dare visibilità all’attività dell’Assessorato e dei Consigli di Zona, è esposto il materiale sulle iniziative che abbiamo organizzato e che evidenziano la particolarità e la specificità del ruolo che devono assumere le Zone, ma soprattutto dei risultati positivi che queste prime iniziative sperimentali hanno prodotto. La prossima settimana, a conclusione di questo lavoro di analisi comparate con altre città e delle prime sperimentazioni, porterò in Giunta Comunale, una delibera già scritta e presentata al Sindaco, che recepisce questa filosofia: i Consigli di Zona non devono essere dei piccoli comuni, ma delle istituzioni presenti e attive del Comune. Il ruolo che le Zone devono assumersi l’importante ruolo di protagoniste della qualità della vita sul territorio. Aver realizzato il Villaggio del Decentramento all’interno dei Villaggi dello Sport di Coppa Milano, in periferia, è esemplificativo di ciò che dobbiamo fare. L’anno scorso avevo lanciato l’idea “cento eventi in cento piazze della periferia”, con l’intento di far ballare gli anziani a ballare vicino a casa, dare ai giovani opportunità di aggregazione, di incontro e di conoscenza, di ricostruzione dei rapporti sociali. Quest’anno lo abbiamo fatto in nove quartieri ed è stato sicuramente una buona partenza.Abbiamo cominciato a tracciare questa linea di lavoro e attribuendo ai Consigli di Zona questo tipo di ruolo fondamentale all’economia e allo sviluppo della città.Il primo passo da compiere riguarda il tema della sicurezza: se noi riusciamo ad occupare positivamente il territorio, a far sì che il territorio sia ben tenuto combattendo degrado e microcriminalità, riusciremo a conservare il volto vivibile e a misura d’uomo che Milano ancora conserva.I Consigli di Zona, in questo modo, devono e possono assumere un ruolo di primo piano nella vita e nell’amministrazione della città, un ruolo importante, che comporta un cambiamento culturale soprattutto da parte di chi dovrà gestire tale ruolo in veste di Consigliere di Zona. I Consigli di Zona si devono rivolgere ai cittadini, essere in grado di programmare iniziative sul territorio, essere in grado di raccogliere in maniera puntuale il disagio e le esigenze esistenti e tradurle in azioni in grado di eliminare il disagio presente; si tratta di azioni a volte piccole ma che servono sicuramente di più di studi sociologici o di iniziative mirabolanti, se realizzate in periferia, dove servono maggiormente, dove il disagio, la solitudine, la mancanza di aggregazione esistono e vanno combattuti. Le competenze, di cui si discuterà con i Consiglieri Comunali e con i Consiglieri di Zona dalla prossima settimana, sono queste e vanno verso la scelta di attribuire alle Zone il ruolo di principali protagoniste di un’azione fondamentale per la città di Milano, ossia essere fautrici della qualità della vita sul territorio.
LE ZONE PROTAGONISTE DELLA QUALITA’ DELLA VITA SUL TERRITORIO
(parte seconda)Rispondo al quesito posto dall’amico Matteo Salvini, presidente della Commissione Decentramento in Consiglio Comunale.Quest’anno l’assessorato al Decentramento ha realizzato delle iniziative sicuramente significative accrescendo il ruolo e l’autorevolezza del nostro Settore e le parole del sindaco Gabriele Albertini, intervenuto ieri qui al Villaggio del Decentramento, sono state il più illustre riconoscimento ad un anno di intenso lavoro. Tutto ciò è altresì confermato dalla presenza al tavolo dei relatori di personalità che sono con impegno e attenzione molto attive nella vita della nostra città, che conoscono i cambiamenti che sta affrontando, soprattutto riguardo alle iniziative indirizzate ai cittadini. Il Comune ad esempio, per la prima volta, ha realizzato la guida “Per le strade di Milano”, una pubblicazione che contiene tutte le iniziative organizzate dalla città nella città; fino ad oggi c’era solo la guida “Milano aperta ad agosto” che riportava l’elenco di ciò che il comune faceva in Piazza Castello.Oggi, noi, con un grosso sforzo, soprattutto a carico del Settore Decentramento, in collaborazione con il Settore Commercio e con l’assessore Roberto Predolin, senza i quali non avremmo mai potuto farlo, abbiamo scritto duemila lettere a tutte le associazioni di cui avevamo conoscenza, con cui c’era un rapporto, invitandole ad organizzare, programmare iniziative e a comunicarci quelle che avrebbero avuto luogo durante l’estate. Dal canto loro, i Consigli di Zona con i fondi a loro disposizione, hanno partecipato anch’essi alla realizzazione di eventi estivi dimostrando la capacità del Decentramento di essere forte in questo ambito. Sicuramente vincente è stata l’ottica di dividere la città in quartieri, di catalogare cosa fanno i quartieri d’estate e far sapere in modo chiaro ai cittadini che cosa possono fare durante l’estate: dalla mamma che cerca un’attività per i propri figli, magari prima di partire per le vacanze; all’anziano che è a casa da solo e vede che al Centro Sociale del Comune c’è il ballo liscio e cosa che prima non sapeva.Coppa Milano è un altro valido esempio. Se non fosse stata animata e realizzata dai Consigli di Zona insieme, attivando i contatti con tutte le associazioni sportive, trovando le associazioni da ospitare nei gazebo per animare queste feste, difficilmente sarebbe riuscita. Anche questa iniziativa organizzata del Settore Sport, senza la presenza del Decentramento, sarebbe finita per essere uno dei mille tornei fatti in qualche campetto, senza alcuna risonanza e ricaduta positiva a livello cittadino.L’assessorato al Decentramento è stato indispensabili e trainante su due importanti iniziative estive dell’Amministrazione Centrale. Ed è da questa posizione che il Decentramento deve partire per conquistarsi un ruolo ed un’autorità dimostrando le proprie potenzialità, deve appropriarsi di uno spazio laddove non ha mai avuto funzioni cardine, esaltando la proprie capacità di favorire l’aggregazione, di creare opportunità di incontro per la gente Le Zone, come si diceva prima, devono diventare i motori di ciò che si muove sul territorio, devono assumere una funzione di gestione importante visto che tutti i centri che fanno attività aggregativa, sociale, culturale e di integrazione sociale sono gestiti dalle zone. Oggi, con l’elaborazione di una nuova procedura abbiamo dato la possibilità ai Consigli di Zona di erogare dei contributi a tutte le associazioni che operano in vari campi sul proprio territorio. Questo significa dare più pasti agli anziani che abitano in zone popolari della città o magari dare dei contributi agli educatori sportivi per fare dei corsi. Per fare tutto ciò è necessario avere dei fondi. Quest’anno ogni zona ha avuto a disposizione un miliardo di lire da investire in iniziative sociali sul territorio, più una quota fissa per i sussidi agli anziani. Fondamentale è saper indirizzare bene le risorse, individuando il disagio particolare o le criticità e intervenire in modo mirato e non solo con grandi eventi. A volte basta organizzare una piccola iniziativa, come il ballo liscio o la partita di pallone per creare un’opportunità di aggregazione, dove questo tipo di opportunità spesso mancano. Non abbiamo bisogno di somme ingenti per realizzare questo obiettivo: è sufficiente sapere in quali settori impiegare i soldi. I Consigli di Zona, che sono istituzioni vicine ai cittadini, le prime ad accogliere le richieste dei cittadini, sono in grado di fare questo e devono essere incoraggiate a farlo. La proposta per l’anno prossimo è di riuscire a creare una squadra, fatta dalle Zone, ma anche dai commercianti, da chi anima lo sport, da chi anima le realtà sociali che operano sul territorio, per studiare tutti insieme il modo più efficace per migliorare la qualità della vita.Il Decentramento è in grado di raccogliere la sfida mettendo in campo tutte le sue capacità e anche se non sarà facile mettere intorno a un tavolo tante realtà e far parlare loro la stessa lingua, sono sicuro che alla fine ce la faremo.Don Rigoldi, ci ha dato l’idea per un progetto molto bello e ambizioso che è quello di lavorare sui tanti aspetti che caratterizzano un quartiere: è un sogno che potrebbe diventare realtà, con la volontà di tutti. Sarà che io sono giovane, ma mi piace credere che si realizzerà. Credo profondamente nella necessità di avere dei sogni e di provare a realizzarli.Ricordo sempre una frase che avevamo su un manifesto alle elezioni universitarie, era una frase di Robert Kennedy e diceva così: “Molte persone guardano le cose come sono e si domandano perché. Io preferisco sognare cose che non esistono e domandarmi perché no”.
[1][1] Centro Territoriale Sociale
Rispondo al quesito posto dall’amico Matteo Salvini, presidente della Commissione Decentramento in Consiglio Comunale.Quest’anno l’assessorato al Decentramento ha realizzato delle iniziative sicuramente significative accrescendo il ruolo e l’autorevolezza del nostro Settore e le parole del sindaco Gabriele Albertini, intervenuto ieri qui al Villaggio del Decentramento, sono state il più illustre riconoscimento ad un anno di intenso lavoro. Tutto ciò è altresì confermato dalla presenza al tavolo dei relatori di personalità che sono con impegno e attenzione molto attive nella vita della nostra città, che conoscono i cambiamenti che sta affrontando, soprattutto riguardo alle iniziative indirizzate ai cittadini. Il Comune ad esempio, per la prima volta, ha realizzato la guida “Per le strade di Milano”, una pubblicazione che contiene tutte le iniziative organizzate dalla città nella città; fino ad oggi c’era solo la guida “Milano aperta ad agosto” che riportava l’elenco di ciò che il comune faceva in Piazza Castello.Oggi, noi, con un grosso sforzo, soprattutto a carico del Settore Decentramento, in collaborazione con il Settore Commercio e con l’assessore Roberto Predolin, senza i quali non avremmo mai potuto farlo, abbiamo scritto duemila lettere a tutte le associazioni di cui avevamo conoscenza, con cui c’era un rapporto, invitandole ad organizzare, programmare iniziative e a comunicarci quelle che avrebbero avuto luogo durante l’estate. Dal canto loro, i Consigli di Zona con i fondi a loro disposizione, hanno partecipato anch’essi alla realizzazione di eventi estivi dimostrando la capacità del Decentramento di essere forte in questo ambito. Sicuramente vincente è stata l’ottica di dividere la città in quartieri, di catalogare cosa fanno i quartieri d’estate e far sapere in modo chiaro ai cittadini che cosa possono fare durante l’estate: dalla mamma che cerca un’attività per i propri figli, magari prima di partire per le vacanze; all’anziano che è a casa da solo e vede che al Centro Sociale del Comune c’è il ballo liscio e cosa che prima non sapeva.Coppa Milano è un altro valido esempio. Se non fosse stata animata e realizzata dai Consigli di Zona insieme, attivando i contatti con tutte le associazioni sportive, trovando le associazioni da ospitare nei gazebo per animare queste feste, difficilmente sarebbe riuscita. Anche questa iniziativa organizzata del Settore Sport, senza la presenza del Decentramento, sarebbe finita per essere uno dei mille tornei fatti in qualche campetto, senza alcuna risonanza e ricaduta positiva a livello cittadino.L’assessorato al Decentramento è stato indispensabili e trainante su due importanti iniziative estive dell’Amministrazione Centrale. Ed è da questa posizione che il Decentramento deve partire per conquistarsi un ruolo ed un’autorità dimostrando le proprie potenzialità, deve appropriarsi di uno spazio laddove non ha mai avuto funzioni cardine, esaltando la proprie capacità di favorire l’aggregazione, di creare opportunità di incontro per la gente Le Zone, come si diceva prima, devono diventare i motori di ciò che si muove sul territorio, devono assumere una funzione di gestione importante visto che tutti i centri che fanno attività aggregativa, sociale, culturale e di integrazione sociale sono gestiti dalle zone. Oggi, con l’elaborazione di una nuova procedura abbiamo dato la possibilità ai Consigli di Zona di erogare dei contributi a tutte le associazioni che operano in vari campi sul proprio territorio. Questo significa dare più pasti agli anziani che abitano in zone popolari della città o magari dare dei contributi agli educatori sportivi per fare dei corsi. Per fare tutto ciò è necessario avere dei fondi. Quest’anno ogni zona ha avuto a disposizione un miliardo di lire da investire in iniziative sociali sul territorio, più una quota fissa per i sussidi agli anziani. Fondamentale è saper indirizzare bene le risorse, individuando il disagio particolare o le criticità e intervenire in modo mirato e non solo con grandi eventi. A volte basta organizzare una piccola iniziativa, come il ballo liscio o la partita di pallone per creare un’opportunità di aggregazione, dove questo tipo di opportunità spesso mancano. Non abbiamo bisogno di somme ingenti per realizzare questo obiettivo: è sufficiente sapere in quali settori impiegare i soldi. I Consigli di Zona, che sono istituzioni vicine ai cittadini, le prime ad accogliere le richieste dei cittadini, sono in grado di fare questo e devono essere incoraggiate a farlo. La proposta per l’anno prossimo è di riuscire a creare una squadra, fatta dalle Zone, ma anche dai commercianti, da chi anima lo sport, da chi anima le realtà sociali che operano sul territorio, per studiare tutti insieme il modo più efficace per migliorare la qualità della vita.Il Decentramento è in grado di raccogliere la sfida mettendo in campo tutte le sue capacità e anche se non sarà facile mettere intorno a un tavolo tante realtà e far parlare loro la stessa lingua, sono sicuro che alla fine ce la faremo.Don Rigoldi, ci ha dato l’idea per un progetto molto bello e ambizioso che è quello di lavorare sui tanti aspetti che caratterizzano un quartiere: è un sogno che potrebbe diventare realtà, con la volontà di tutti. Sarà che io sono giovane, ma mi piace credere che si realizzerà. Credo profondamente nella necessità di avere dei sogni e di provare a realizzarli.Ricordo sempre una frase che avevamo su un manifesto alle elezioni universitarie, era una frase di Robert Kennedy e diceva così: “Molte persone guardano le cose come sono e si domandano perché. Io preferisco sognare cose che non esistono e domandarmi perché no”. 24 APRILE 2004: COMMEMORAZIONE CADUTI PARTIGIANI AL CAMPO DELLA GLORIACimitero Maggiore Campo della Gloria Saluto a nome del Comune di Milano e del Sindaco Gabriele Albertini le autorità presenti, civili e religiose, i rappresentanti delle Associazioni Partigiane e voi che siete oggi al Campo della Gloria del Cimitero Maggiore per ricordare e onorare i caduti della Resistenza Partigiana, che qui sono stati sepolti e tutti coloro che risposano in altri luoghi e hanno dato la vita nella lotta di liberazione italiana. A loro giunga il nostro commosso pensiero e ai familiari un rinnovato e sentito cordoglio. Sessanta anni fa il nostro Paese, dopo l’annuncio della firma dell’armistizio con le Forze Alleate l’8 settembre 1943, dovette affrontare il periodo che anche dalla storia è stato considerato come il più duro di tutto il conflitto.Cimitero Maggiore Campo della Gloria Saluto a nome del Comune di Milano e del Sindaco Gabriele Albertini le autorità presenti, civili e religiose, i rappresentanti delle Associazioni Partigiane e voi che siete oggi al Campo della Gloria del Cimitero Maggiore per ricordare e onorare i caduti della Resistenza Partigiana, che qui sono stati sepolti e tutti coloro che risposano in altri luoghi e hanno dato la vita nella lotta di liberazione italiana. A loro giunga il nostro commosso pensiero e ai familiari un rinnovato e sentito cordoglio. Sessanta anni fa il nostro Paese, dopo l’annuncio della firma dell’armistizio con le Forze Alleate l’8 settembre 1943, dovette affrontare il periodo che anche dalla storia è stato considerato come il più duro di tutto il conflitto. Da una parte i nostri soldati, impegnati al fronte, abbandonati dalla Stato Maggiore e dal Re, senza ordini, risposero con onore ed eroismo schierandosi accanto ai Civili contro le aggressioni nazifasciste per la riconquista della libertà e combatterono valorosamente per la difesa della Patria. Dall’altra i Civili, che accolsero l’armistizio con commozione e incertezza per quello che sarebbe successo, capirono il destino che li avrebbe presto coinvolti rendendoli vittime innocenti della cieca repressione nazifascista. Molti di loro, uomini e donne, spinti dal desiderio di rivalsa sull’invasore e da ideali di democrazia e di libertà, formarono i primi gruppi d’azione dando vita al “Movimento della Resistenza” e avviando quello che in tanti hanno definito il secondo Risorgimento italiano. Sulle montagne e nelle vallate del Norditalia iniziarono a operare le gloriose brigate partigiane “Garibaldi”, “Giustizia e Libertà”, “Matteotti” e “Mazzini”.Nelle città presero invece corpo le “Squadre di Azione Patriottica” (SAP) e i “Gruppi di Azione Patriottica” (GAP), che si impegnarono in attività propagandistica e in coraggiose azioni di sabotaggio e di guerriglia urbana. In questo clima, nelle grandi città come nei piccoli centri, accaddero gli episodi più tragici di quegli anni: ricordiamo, per esempio, gli eccidi a Boves in provincia di Cuneo, alle Fosse Ardeatine a Roma, a Marzabotto sull’ Appennino Emiliano. Anche la città di Milano pagò un pesante tributo di vite umane. Alle azioni partigiane dei civili il Comando tedesco delle SS rispose con una serie di stragi cominciate proprio nel luglio del 1944: il 15 luglio tre fucilati a Greco, il 20 luglio altri tre a Corbetta, il 21 luglio cinque fucilati e 58 deportati a Robecco sul Naviglio. Ma un episodio, in particolare, scosse i cuori dei milanesi e degli italiani: la Strage di Piazzale Loreto del 10 agosto 1944. All’alba di quel tragico giorno,15 civili imprigionati a San Vittore perché attivisti della Resistenza Partigiana, furono prelevati dal carcere con l’illusione di partire per il lavoro in Germania, portati in Piazzale Loreto e fucilati da un ufficiale tedesco e quattro soldati della RSI.I loro corpi furono lasciati sul terreno per ordine tedesco fino a pomeriggio inoltrato, come monito alla popolazione. Sui loro cadaveri un unico gesto di pietà: le fotografie di mogli e figli su cui era stato scritto “W l’Italia”.Ora i martiri di Piazzale Loreto riposano qui al Campo della Gloria e oggi, nel sessantesimo anniversario della strage, rendiamo a questi figli valorosi della Patria il giusto omaggio che in quel giorno fu loro negato.Il nostro compito, oggi, è quello di onorare questi caduti e tutti gli altri qui sepolti e tramandare lo spirito che ha animato le azioni di questi figli generosi della Patria che con gesti umili e semplici, senza esitazione, si sono prodigati fino al sacrificio della stessa vita, per il bene comune. I valori e gli ideali di questi strenui difensori della Patria e fautori della Libertà devono essere sempre vivi nella nostra memoria, affinché l’albero della Libertà, che loro hanno piantato, cresca sempre forte e rigoglioso.SESSANTESIMO ANNIVERSARIO DALL'ARMISTIZIO
8 Settembre 2003 - Loggia dei Mercanti
Saluto a nome del Comune di Milano e del Sindaco Gabriele Albertini, le autorità presenti, i rappresentanti delle Associazioni Partigiane e tutti voi, che avete voluto essere qui a ricordare l’8 settembre 1943, rinnovando le passioni, gli entusiasmi e le difficoltà vissute dai nostri concittadini.
Sessant'anni fa, più o meno a quest'ora, alle 19.45, il Maresciallo Badoglio, capo del Governo annunciava alla radio che era stata avanzata richiesta, formale di armistizio alle Forze Alleate e che queste avevano accettato.
Le ore e i giorni che seguirono quell'annuncio furono avvolti dall’incertezza e dalla confusione e rappresentarono una vera e propria svolta per tutto il popolo italiano, per molti di voi intervenuti oggi e per molti altri concittadini che non ci sono più e che sacrificarono la vita per fronteggiare, con impareggiabile coraggio e amor di Patria, la durissima e indiscriminata reazione delle forze tedesche,
Ha detto benissimo chi mi ha preceduto che l’8 settembre può essere considerato l'inizio di un nuovo Risorgimento. Da quel giorno la vita del Paese cambiò, dando avvio alla lenta e dolorosa riconquista della libertà e della democrazia. Oggi, a sessant'anni di distanza, siamo chiamati a commemorare quei momenti cruciali che caratterizzarono e ancora oggi caratterizzano lo spirito di noi italiani.
Il pensiero va alle durissime battaglie che impegnarono i nostri soldati all’indomani dell’annuncio dell’armistizio e alle condizioni in cui quegli uomini generosi e valorosi si trovarono a combattere.
Nelle ore immediatamente successive alla resa incondizionata, le Forze Armate italiane, furono abbandonate a loro stesse. I vertici del Governo e il re, invece di dare ordini, di dare indicazioni precise, invece di preparare, nei giorni precedenti l’annuncio dell’armistizio, il lento e pacifico passaggio dell'Italia nelle Forze Alleate, lasciarono allo sbando le nostre truppe, senza dare informazioni chiare anche ai rappresentanti civili dei cittadini.
Fu allora che i nostri militari e migliaia di civili, in balia della reazione tedesca, spinti dai più alti valori della democrazia e della libertà, vi si contrapposero strenuamente.
Ne seguirono momenti di valorosa e tragica resistenza, come la difesa di Roma, le quattro giornate di Napoli e il terribile eccidio di Cefalonia, durante il quale morirono diecimila soldati italiani.
Questi italiani, con onore, morirono per contrapporsi alla forza dell'oppressione, ad una dittatura, straniera, che da tempo aveva negato con la forza la libertà al nostro popolo e che in quei giorni, con inaudita crudezza aveva reagito colpendo indiscriminatamente uomini, donne e bambini.
A fianco delle truppe si raccolsero tantissimi cittadini, che si sentirono in dovere, senza nessun comando, di porsi a difesa delle proprie città e dei propri quartieri lottando per ripristinare i valori perduti della libertà, della pace, della democrazia, valori fondamentali che sono fortemente radicati nella coscienza e nell’identità del popolo italiano. L’hanno dimostrato i nostri padri, in secoli di storia e l'avete dimostrato voi che in quei giorni siete stati testimoni e protagonisti della svolta, dando il via all’ insurrezione che, due anni dopo, nell’aprile del 1945, ci avrebbe portato ad una nuova Patria, libera e democratica, gettando le basi di quello che noi oggi abbiamo.
Era dunque doveroso, da parte del Comune di Milano e delle autorità presenti e da parte degli organizzatori di questa commemorazione, manifestare tutta la nostra riconoscenza a chi a lottato e ha sacrificato la vita per dare all’Italia un futuro libero e democratico, come ha ricordato stamane a Roma il Capo dello Stato Carlo Azeglio Ciampi.
Vorrei unire al ricordo per i nostri militari e concittadini, la memoria a tutti gli altri soldati, americani, francesi e inglesi che in Italia hanno combattuto e sono morti per ripristinare la libertà e la democrazia nel nostro paese. A loro va tutta la nostra profonda gratitudine.
Di queste persone e di questi eventi dobbiamo serbare l’esempio e l’insegnamento che certi valori sono fondamentali per la vita e la dignità di ogni uomo, che dobbiamo sempre garantire a tutti la possibilità di esprimersi liberamente e di vivere democraticamente. Ce lo hanno insegnato gli uomini di allora, cattolici, liberali e comunisti, italiani e stranieri che, pur provenendo da schieramenti diversi e spesso opposti, seppero unire i loro ideali in un’impresa comune, una lotta che, al terribile prezzo di migliaia di vite umane, ci ha lasciato in eredità un Paese libero, democratico, tollerante.
Questi valori, che sono diventati i principi ispiratori della nostra Costituzione, sono stati riconquistati grazie al sacrificio altissimo e alla tenacia di quegli uomini e di quelle donne, ai quali oggi dobbiamo anche più della nostra stessa vita e per i quali abbiamo il dovere di perpetrare i valori per cui loro, fino alla fine, combatterono e vinsero.
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